martedì 16 ottobre 2018

IL NUMERO CHIUSO A MEDICINA, L'ETICA DELLA POLITICA E IL TERMOSTATO DEL FORNO

Molti cicli ormonali del corpo umano, ma anche il termostato del forno, funzionano per feedback. Come funziona un sistema a feedback? Esiste un recettore (un termometro nel caso del forno) che quando percepisce uno stimolo (bassa temperatura) produce una reazione (accensione del forno) che causerà la scomparsa dello stimolo (raggiungimento della temperatura prefissata) e provocherà lo spegnimento della risposta. Ovviamente il sistema ha una latenza, per cui dallo stimolo alla sua scomparsa passa un certo tempo, tanto più il sensore è sensibile, tanto più breve è la latenza.
Il sensore del fabbisogno di medici, che pure è un meccanismo di feedback quasi banale, ha una latenza lunghissima. Vediamo perché.
La stragrande maggioranza dei medici italiani lavora nel settore pubblico, pertanto è facilissimo sapere quanti sono, quanti anni hanno e quanti ne servono.
Questi sono i medici del SSN che andranno in pensione ogni anno da qui al 2040. Si tratta di specialisti impiegati negli ospedali o sul territorio, mentre i medici di famiglia, che sono liberi professionisti convenzionati fanno conto a parte, con analogo andamento. Ovviamente questi dati sono del 2016, ma si sarebbero potuti ottenere nel 2010 o nel 2000.

 fonte: Anaao-Assomed 2016

La prima domanda che ci potremmo fare è: come mai tra il 2021 e il 2025 andranno in pensione il doppio dei medici che tra il 2036 e il 2040?
La risposta è banale, negli anni ’70, in seguito alla rimozione del numero chiuso di Medicina si è assistito a un picco di iscrizioni, seguito da un picco di laureati e da un picco di assunzioni nel SSN che quindi ad oggi è costituito in larga misura di 60-65enni che andranno in pensione a breve. Questo picco delle assunzioni negli anni 80 ha causato, come logico, un blocco delle assunzioni dei 20 anni successivi, come si vede dalle proiezioni pensionistiche.
Come funziona un buon sistema a feedback? Semplice: nel 2010 si sa che nel 2021 il fabbisogno di medici specialisti per il solo SSN sarà di circa 6000 unità/anno + 4000 per la medicina generale, pertanto si programma un pari numero di borse e, a ritroso, un numero uguale + 10% (tasso di abbandoni) per l’accesso a medicina. Tutto insieme? Ovviamente no, bisogna tenere conto del tempo. Per avere 6000 specialisti e 4000 medici di famiglia nel 2021 avrò bisogno di 10.000 abilitati nel 2016 e di 11.000 ingressi a medicina nel 2010.
Nel 2010 i posti a medicina sono stati 9000 (e già i conti non tornano), ma soprattutto i contratti di specialità per il 2016 sono stati 6000 + quasi 1000 per la medicina generale, mancheranno quindi nel 2021 circa 3000 medici specialisti per rimpiazzare i pensionamenti di quell’anno.

Oggi, anno 2018, mancano medici. Lo strillano i giornali, lo urlano i concorsi pubblici per posti a tempo indeterminato che vanno deserti. Venite a fare i medici che c’è bisogno o il SSN collasserà!! Ma di che medici c’è bisogno oggi? Di specialisti e di medici di famiglia, quelli di cui avrebbero dovuto programmare l’accesso tra il 2006 e il 2009 e che ormai è troppo tardi per formare.

Perché il feedback si è rotto e non è stato programmato un adeguato numero di borse in specialità quando era tempo? Perché formare uno specialista costa 25.000€/anno e tutti questi soldi non ci sono mai stati. Ma i governi, di volta in volta, hanno aumentato il numero programmato a medicina (che tanto è gratis) che è così passato da 7300 nel 2007 a 10.000 nel 2011.
Se ne deduce che esistano dei medici laureati a spasso (o all’estero). Quanti sono questi medici che non hanno avuto accesso alla formazione specialistica? Facile a dirsi. Tra il 2006 e il 2016 si sono laureati circa 76.000 medici e sono stati banditi circa 57.500 posti in specialità e 10.000 borse per la medicina generale. 8500 medici sono rimasti a spasso negli ultimi 10 anni perché non hanno potuto accedere a una formazione specialistica, basterebbe recuperare questi per supplire alle carenze.

Sempre oggi, anno 2018, si laureeranno 9300 medici che dovrebbero, a rigor di logica, supplire le carenze di specialisti del 2023. Carenze che sono previste in 5600 unità (+ medicina generale). Se offrissimo una borsa di specialità a tutti i laureati di quest’anno quasi metà di loro non potrebbe lavorare, pur trovandosi nel momento di massima carenza del sistema.

Ma proiettiamoci al 2020, anno per il quale è attesa la laurea di coloro che hanno avuto accesso a medicina nel 2014 e che, grazie a un maxi-ricorso, sono quasi il doppio dell’atteso… 18.000 anziché 10.000. Questi 18.000 andranno a colmare le carenze di organico del 2026 che sono previste in 3700 unità. Nei prossimi 10 anni produrremo una disoccupazione medica mostruosa, laureati che sono costati allo stato centinaia di migliaia di euro saranno costretti ad emigrare in paesi dalla politica sanitaria ancora meno lungimirante della nostra.

Il “governo del cambiamento” questa cosa la sa già. Ma sapete perché pensa di abolire oggi il numero chiuso a medicina? Perché 60.000 diciannovenni iscritti al test di medicina votano domani, ma 60.000 disoccupati di lusso, nel 2030 non sapranno più dove andarli a pescare Di Maio e Salvini.
Non entro nemmeno nel merito del se e come debba essere fatta una selezione dei candidati all’accesso all’università. Tanto meno mi pronuncio sulla spinosa questione della qualità della didattica in una facoltà che dovrebbe essere pratica come la nostra. Né mi pronuncio sul superlavoro a cui costringeremmo un sistema universitario già allo stremo delle forze e in penuria costante di personale docente. Il problema è più basilare: uno Stato col nostro debito pubblico non può permettersi di formare 60.000 medici all’anno quando il fabbisogno è di 3000. Non può permettersi di proiettare decine di migliaia di giovani ad una disoccupazione certa.
La politica si deve fare (anche) con i numeri, non con le boutade populistiche pagate a carissimo prezzo sulla nostra pelle. Alla politica manca ormai, da troppo tempo, l’etica. E agli elettori manca l’intelligenza di comprendere il concetto di sensibilità del termostato: le decisioni di oggi influenzeranno la temperatura di domani e se oggi abbiamo freddo tra dieci anni potremmo trovarci all’inferno.