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giovedì 18 agosto 2016

UN LIBRO PER ESAME (O QUASI) - TRIENNIO PRECLINICO

Ah, l'estate, quel momento dell'anno in cui gli Italiani sono così annoiati e odiano a tal punto il vicino di ombrellone che ci tiene ad aggiornare il mondo sulle regole dell'hockey su prato (se è maschio) o sulla figaggine di Zaytsev (se è femmina) da poter addirittura arrivare a fingere di leggere un libro per restare in pace a prendere il sole.
Le librerie e case editrici ne sono ben consce e sfruttano il momento per proporre le classifiche dei "10 migliori libri del 2016" "100 libri che tutti devono leggere una volta nella vita" "1000 libri più letti di sempre" e insomma, se ci si mette anche Gramellini a consigliare i "libri da tenere sul comodino perchè leggere sotto l'ombrellone è impossibile" posso provarmici pure io.
Sì, mi sono svegliata tardi, ma io vado in ferie a ottobre, va bene?

Sei uno studente di medicina? Ci tieni a mostrare il tuo status anche sotto l'ombrellone? Ti senti semplicemente in colpa a non studiare per due settimane tra la sessione di luglio e quella di settembre e pensi che un romanzo a tema medico sia la soluzione ideale?
Questa rubrica è fatta per te. Sfruttando l'esperienza accumulata in anni di lettura compulsiva ho selezionato in esclusiva per i lettori di TripToFun la classifica totalmente casuale e follemente disordinata Un libro per esame.

Prima di tuffarvi nella lettura premetto alcuni disclaimer: dai lontani (?) tempi della mia università il piano di studi è cambiato, alcuni esami sono stati spostati, spezzettati, riuniti in un mirabolante e gattopardesco gioco delle tre carte dove nulla cambia a parte la qualità della didattica che continua a peggiorare. Ho in ogni caso tentato di adeguarmi per quanto possibile al nuovo piano di studi.
Un libro per esame è ovviamente un'utopia, per alcuni non avevo nulla da suggerire, per altri ne avevo troppi. Così ho preso, spostato e creato quei legami tirati per i capelli tanto cari a chi ha preparato almeno una "tesina multidisciplinare" di maturità. Altrettanto ovvia la precisazione seguente: cito solo libri che ho letto e che ritengo a mio insindacabile giudizio apprezzabili, ma mi auguro che qualcuno tra i lettori ne abbia molti altri da suggerire di modo che anche io abbia di che leggere quest'estate.

Alcuni testi sono in inglese non per una mia innata tendenza allo snobismo, ma perché ogni volta che mi ritrovo nella sezione health della libreria di un paese anglofono non posso che meravigliarmi di quanti libri di vera medicina esistano in tale idioma e rammaricarmi del desolante panorama italiano fatto di opinabili manuali di medicina alternativa e diete improbabili.
Ultima premessa, poi comincio sul serio, il post sarà diviso, come da tradizione, in triennio preclinico e triennio clinico (scegliete voi se per non sovraccaricare la vostra libreria o per avere la scusa per aggiornare il blog due volte anzichè una).

PRIMO ANNO

FISICA

Esame che ho odiato come solo un giovane studente universitario proveniente dal classico può fare, non potrei consigliarvi altro che un libro che poco ha a che fare con la fisica e molto con le scienze di base in genere. I fan dell'investigatore inglese lo ameranno per la cornice e chiunque apprezzerà lo stile accattivante. Qualcuno per sbaglio potrebbe anche imparare qualcosa. Fa parte di una collana di cui altrettanto degno di nota è il capitolo "Sherlock Holmes e i misteri della logica"


BIOLOGIA
James D. Watson, DNA, Adelphi

Imprescindibile racconto della scoperta del secolo narrata dalla viva voce del suo autore. Nonostante la mole è scorrevole e accattivante a patto di avere qualche minima nozione di biologia, ma in fondo si chiama un libro per esame proprio per questo, no?
«Ben presto mi resi conto che un semplice schema di appaiamento funzionava a meraviglia: A combaciava alla perfezione con T, e G con C. Era dunque così? La molecola consisteva di due catene legate tra loro dalle interazioni fra le coppie A-T e G-C? Era talmente semplice, talmente elegante, che doveva necessariamente essere giusto».


BIOCHIMICA

Per me il corso di biochimica metabolica rimarrà indissolubilmente legato a racconti quali la scoperta dello scorbuto (nei marinai che mangiavano solo carne sotto sale) e del beri-beri (nei pulcini cinesi) o la leggenda dei vampiri, trasfigurazione nell'immaginario popolare delle porfirie, malattie tanto rare quanto affascinanti. Quindi, anche se si tratta di un libro di chimica organica e in parte tratta argomenti che di medico hanno ben poco, lo citerò comunque a proposito di questo esame, non fosse altro che per il capitolo sullo scorbuto e sulla penicillina.


BIOCHIMICA SPECIALE
Alex Boese, Elefanti in acido, Baldini e Castoldi

Sì, so che non c'entra nulla, ma mi avanzava questo esame e proprio non sapevo cosa metterci. E poi non ho mai capito che materia sia biochimica speciale, il mio professore si limitava a comparire in infradito e a biascicare cose già sentite in altri corsi, quindi penso sia, a ben vedere, il libro ideale.
Il titolo fa riferimento agli effetti delle sostanze psicotrope sui grossi mammiferi (veramente gli elefanti hanno le allucinazioni sotto LSD?), ma le fondamentali domande a cui questo libro risponde citando  esperimenti improbabili svolti con impeccabile rigore scientifico sono molteplici: perchè non ci si può fare il solletico da soli? E' possibile misurare lo stress di una popolazione sulla base del tempo intercorrente tra il verde del semaforo e l'azionamento del clacson da parte dell'autista del veicolo dietro di voi? Un po' settimana enigmistica e un po' Kazzenger, è la lettura ideale sotto l'ombrellone.


GENETICA UMANA
Guido Barbujani, Lascia stare i Santi, Einaudi

L'affascinante, avventurosa e a tratti esilarante storia di un genetista incaricato di verificare l'autenticità delle reliquie di San Luca a Padova. E poi fa un Cameo il nostro ordinario di Anatomia Giacomo Giacobini...
Mi sento in obbligo di contravvenire alle regole del post da me stessa enunciate per segnalare a puro titolo informativo Alberto Piazza "Storia e Geografia dei Geni Umani". E' pur sempre un libro scritto da un nostro professore e pubblicato da Adelphi. Ammetto a mia eterna vergogna di non averlo letto, ma per i coraggiosi che volessero lanciarsi... mandatemi una recensione!


ANATOMIA I

Quando uno scrittore inizia a frequentare un corso di anatomia dell'università di San Francisco e ritrova i diari di Gray (quello del celeberrimo testo, ovviamente, che nulla ha a che fare con la serie televisiva) il capolavoro è dietro l'angolo. Il presente si fonde sempre di più col passato costituito dalla storia di questo giovane medico con un'idea rivoluzionaria: disegnare le mappe anatomiche come quelle stradali, con le indicazioni topografiche direttamente in situ. Un libro che cattura in un modo del tutto singolare, molto diverso da altre ricerche storiche del genere. Merita lo sforzo del leggere in un'altra lingua.


ISTOLOGIA
M.Farinella H.Ros, Neurocomic, Rizzoli Lizard

Istologia, anatomia, fisiologia del neurone e storia della scoperta del potenziale d'azione, il tutto narrato in splendide rappresentazioni grafiche da Cajal, Golgi e compagnia bella. E poi cosa c'è di meglio per riprendersi dallo studio di una materia così impegnativa di un rilassante fumetto?


STORIA DELLA MEDICINA
Luciano Sterpellone, Famosi e malati, SEI
 
Il corso non esiste più (tra l'altro già ai miei tempi era parte di un corso integrato improbabile), ma da qualche parte dovevo pur citare i libri di Luciano Sterpellone pieni di curiosità sulle malattie di scrittori, attori, personaggi storici o semplicemente famosi. L'ideale per fare bella figura durante i giri visita primariali sviando domande più complesse.


SECONDO ANNO
ANATOMIA II
Asimov, Un viaggio allucinante, Mondadori

Non potevo non inserire almeno un libro di fantascienza in questa rassegna. Si tratta forse del meno scientificamente curato dell'eclettico romanziere, ma la storia è pur sempre affascinante: trattasi di salvare uno scienziato colpito da embolia cerebrale mediante l'utilizzo di una trombolisi molto particolare. Una navicella minaturizzata dotata di laser sarà iniettata nelle arterie del povero malcapitato nel tentativo di guarirlo, ma ovviamente nulla va come dovrebbe. Per i più pigri esiste il film, anzi è uno dei rarissimi casi di libro tratto dalla sceneggiatura.


FISIOLOGIA I
Damasio, L'errore di Cartesio, Adelphi

Il bello della fisiologia sono le Neuroscienze, il bello delle neuroscienze è lo studio delle basi neurobiologiche dell'etica e il bello di tutto questo è leggerle nello stile dotto, completo eppure incredibilmente accattivante di Damasio. La storia di Phineas Gage è degna del miglior romanziere di talento, non ve la cito per costringervi a leggerlo. E per i più intrepidi consiglio anche gli altri due capitoli della trilogia: Emozione e Coscienza e Alla ricerca di Spinoza. 


MICROBIOLOGIA
Morton Meyers, Happy Accidents, serendipity in modern medical breakthroughs, Arcade Publishing
 
Altra materia noiosa e fonte di poche ispirazioni letterarie, vado quindi un pelo fuori tema consigliandovi questo saggio divulgativo.
Oltre ad avere nel sottotitolo una delle migliori parole anglosassoni (serendipity non breakthroughs se ve lo steste chiedendo) racconta anche di come Koch scoprì il micobacterium tuberculosis con il microscopio giocattolo che la moglie gli regalò per il compleanno... quindi se vogliamo, tra i mille argomenti e le mille scoperte in campo medico parla addirittura di microbiologia.


IMMUNOLOGIA
Caterina Serra, Tilt, Einaudi

Questo libro a dire il vero non mi è rimasto nell'anima. E' misterioso ed inquietante (fin troppo). Immaginate di essere allergici anche all'aria che respirate. Prolungatelo per un centinaio di pagine di testimonianze... ora inspirate ed espirate lentamente e convincetevi che non potrà capitarvi mai.



INGLESE
Nick Edwards, In stitches, The highs and lows of life as an A&E doctor, The Friday Project Publishing
Benjamin Daniel, Confessions of a GP, The Friday Project Publishing

Due sguardi (in inglese, ovvio) sul sistema sanitario anglosassone con i  pregi che possono saltare all'occhio al lettore italiano e i difetti visti da chi ci lavora. Due punti di vista privilegiati, il pronto soccorso e lo studio del medico di base, sul sistema sanitario da cui l'italia ha copiato (tardi e male) e che inizia a mostrare gli inequivocabili segni di cedimento da cui possiamo ancora imparare. Il tutto condito da apprezzabile houmor inglese, of course.


STATISTICA
Mark Abrahams, I premi IgNobel, Garzanti

Anche qui collegamento tiratissimo, ma poichè non amo sprofondare in saggi di matematica applicata vi propongo una lettura più leggera sullo stile degli elefanti in acido. Ogni anno dieci fortunati ricercatori sono insigniti di questo ambìto riconoscimento per aver apportato, in modo scientificamente ineccepibile, vantaggi irrisori al genere umano attraverso progetti comici o assurdi. Questa non è altro che la loro storia, a dimostrazione che non c'è troppo da fidarsi delle cosiddette prove di efficacia... fate tesoro per il corso di EBM.



TERZO ANNO

FISIOLOGIA II
 
Riuscirete a ritrovare la strada dell'Istituto?" "Che dite?" mi rispose "Come sarebbe possibile dimenticarla? Guardate questo steccato, è così salato, così ruvido e ha un suono così pungente e stridulo!...".


METODOLOGIA CLINICA
Atul Gawande, Salvo complicazioni, Fusi Orari editore

Per questo esame c'era l'imbarazzo della scelta. Ma non si può non parlare di Gawande in una rassegna di libri sulla medicina, e tanto meno si può non citarlo quando si parla di metodo. Cito il primo, ma tutti i saggi di questo chirurgo americano di origini indiane meritano di essere letti per una migliore comprensione degli errori umani, che nel nostro come in altri mestieri si dividono in evitabili ed inevitabili, ma che sempre andrebbero analizzati e discussi e mai colpevolizzati e nascosti.


CLINICA E PATOLOGIA DEGLI ORGANI DI SENSO
Oliver Sacks, Vedere Voci, Adelphi

Neanche Sacks può mancare all'appello: si tratta senza dubbio alcuno dello scrittore più di talento tra quanti abbiano mai narrato di medicina. Se non siete medici vi innamorerete del suo modo di trattare i malati, se avete un retroterra umanistico resterete affascinati dalla sua prosa, se siete neuroscienziati ammirerete il suo rigore scientifico, se siete diventati medici per unire il fascino meccanico del corpo a quello umano delle storie lo adorerete dal primo momento. Questo sul mondo dei sordi non è forse il suo libro più riuscito, ma vi sfido a trovarne un altro inerente gli organi di senso più interessante e piacevole da leggere di Sacks.

PATOLOGIA GENERALE
Baptiste Beaulieu, La vita non è grave, Mondadori

Questo è uno di quei libri che vi consiglio con tutto il cuore. E' la rappresentazione esatta del bello e del brutto del nostro mestiere, parla di vita e di morte con l'ironia che impara presto chi deve sopravvivere al pronto soccorso. Ci sono dentro le storie personali dei medici, che spesso gareggiano in tristezza con quelle dei pazienti e avventure degli specializzandi che non sfigurerebbero in una commedia dei fratelli Cohen.
Naturalmente non c'entra nulla con la patologia generale, ma lo metto al terzo anno perchè è un libro da leggere prima del tirocinio per capire cosa vi aspetta, durante per riderne insieme e dopo per riflettere.


MEDICINA DI LABORATORIO
Claudio Coletta, Viale del Policlinico, Sellerio


Anche in questo caso legame stiracchiatissimo con la materia, diciamo pure inesistente. Ma questo giallo ambientanto nella Roma degli anni '70, in un Policlinico ancora in mano ai veri baroni, merita. Non solo è coinvolgente, ma offre anche uno sguardo illuminante su un passato recente della medicina e della sanità a favore di chi, come me, non l'ha vissuto.


FARMACOLOGIA
Daniel Pennac, La lunga notte del dottor Galvan, Feltrinelli


Pennac è uno dei miei autori preferiti di sempre, quindi come non citare questo breve, ma coinvolgente racconto di ambito medico?
Il paziente in cui si imbatte il dottor Galvan durante un delirante turno notturno è un tipo tosto: sa solo ripetere "non mi sento tanto bene" come i manichini dell'ACLS, ma riserva ben più sorprese. Altro non vi posso dire, tanto è corto e da leggere tutto d'un fiato.

venerdì 11 settembre 2015

Il MIO TEST DI MEDICINA.... 9 ANNI DOPO


Martedì in quell'aula a condividere la sorte dei sessantamila aspiranti studenti di medicina c'ero pure io.
No, non mi sono divertita così tanto durante l'università da prendere la folle decisione di ricominciare tutto da capo (anche se tutto sommato...) né hanno scoperto una falla burocratica insanabile nel mio percorso di studi tale da costringermi a risostenere il test.

E' successo invece che i DSA sono giunti in età da Università, così questa volta, anziché limitarmi come negli ultimi anni a fare da sorvegliante al test, mi è toccato fare da "lettore".
Ciò significa che per due ore circa sono stata seduta a fianco a un ragazzo dislessico con l'incarico di leggergli le domande su richiesta, sforzandomi il più possibile di mantenere un'intonazione neutra di modo che eventuali cambi di tono non potessero essere interpretati come suggerimenti.

Si è avvalso poco del mio aiuto, devo ammettere, forse farsi leggere quesiti complessi a risposta multipla non è poi così vantaggioso o forse quel ragazzo era come i due di cui ho carpito la conversazione fuori dai bagni: "Cosa vorresti fare?" "Io Farmacia, questo test lo faccio come seconda scelta" "Ah guarda, io non volevo neanche venire, ma i miei mi hanno iscritto a mia insaputa...".

Qualunque fosse la storia del ragazzo che affiancavo e le sue ragioni per essere lì, a me sono rimaste due ore di potenziale noia trasformatesi in un'opportunità unica: quella di sbirciare sul suo foglio e tentare di rispondere alle domande per conto mio.

Dal lontano 2007 ogni settembre tento di mettermi alla prova per capire se le domande sono più facili o più difficili di quelle che toccarono a me, se sarei ancora in grado di rispondere (o se addirittura lo farei meglio), ma di fatto mi sono sempre mancate la voglia, il tempo e la possibilità di fare una simulazione autentica.

Questa volta, invece, ho diligentemente letto le domande e provato a rispondere per conto mio, poi, dal momento che lì non avevo la possibilità di usare carta e penna per scrivere, tornata a casa mi sono data ancora mezz'ora per le domande che richiedevano calcoli o disegni e infine ho confrontato le risposte con le soluzioni uscite in serata.
Prima di dirvi com'è andata, però, vi elargirò qualche considerazione casuale.

Ho sostenuto il test nel 2006 e in questi nove anni sono cambiate miriadi di cose. Fiumi di inchiostro sono stati versati sul test e pile e pile di incartamenti si sono accumulati nelle aule dei TAR.
Nel 2006 si arrivava a Palazzo Nuovo alle 8 del mattino, ci si metteva in coda, si rispondeva all'appello (in banale ordine alfabetico per cognome) si produceva un documento di identità, si ritirava un plico numerato, ci si sedeva al posto assegnato e si attendevano le 11 senza uscire dall'aula. Poi, ad un segnale concordato, si iniziava la prova, si compilava un'anagrafica e il foglio delle risposte, si chiudeva il tutto in due buste separate e si consegnava.




Nel 2015 si arriva al nuovo e futuristico Campus Luigi Einaudi sul Lungodora alle 8 del mattino, si cerca l'aula assegnata (per ordine di data di nascita, a parte i gemelli che vengono rigorosamente divisi), si dichiarano le proprie generalità all'ingresso in aula, si fornisce un documento ad una seconda persona, poi si ritira un'etichetta, si ripone il documento in tasca e si viene accompagnati al banco da un terzo incaricato. I plichi vengono distribuiti tutti insieme alle 10.30, li si può aprire alle 11.00, ma bisogna compilare un'anagrafica, apporvi l'etichetta apposita, compilare il foglio delle risposte e, al momento della consegna, estrarre da un bussolotto una nuova etichetta in duplice copia apponendone una all'anagrafica e la seconda al foglio delle risposte, i quali verranno inseriti in grandi scatole presigillate.
Una via di mezzo tra un test d'intelligenza per aspiranti astronauti e le precauzioni di un soggetto con manie di persecuzione, un metodo palesemente progettato per disorientare gli studenti a caccia di ricorsi e talmente complesso nella sua messa in opera da fare la gioia degli avvocati.

Nel 2006 ci si iscriveva al test di una facoltà, se entravi eri dentro, se no eri fuori e tanti saluti. Nel 2006 il Cineca non sapeva distinguere le due facoltà di Torino, quindi ti iscrivevi ad una e gareggiavi solo per quella, ma la graduatoria finale sul sito era mischiata e se finivi verso le ultime posizioni accettabili non avevi modo di capire se fossi entrato e dove.
Nel 2015 la graduatoria è nazionale e ci vanno venti giorni a sapere se sei entrato e sei mesi a capire dove.

Nel 2006 gareggiavo con altre 2700 persone per 292 posti.
Nel 2015 i ragazzi sono 60.000 per 9.000 posti e detta così sembra molto più vantaggioso.

Nel 2006 le domande erano 80 (33 di logica e cultura generale, 21 di biologia, 13 di chimica e 13 di matematica e fisica) e nella mia Facoltà si entrava con un punteggio di 40.
Ora le domande sono solo più 60: 20 di logica, 2 di cultura generale, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di matematica e fisica.

Nel 2006 tra le domande di cultura generale si trovava il diritto d'asilo nel medioevo, un brano dei Promessi Sposi, Enrico IV, una descrizione della Venere di Botticelli, una poesia di Pavese, la distanza in linea d'aria tra svariate città europee, una serie infinita di domande sul Risorgimento, la definizione di format, una figura retorica tratta da un carme di Catullo, il celebre "I have a dream" e perfino la cinematografia neorealista.
Nel 2015 le domande di cultura generale sono due: "Dove si tenne l'esposizione universale del 1900" e "Quale di questi non è stato un presidente della Repubblica italiana". Roba da "Chi vuol esser milionario" e pure sotto i 5.000 euro di montepremi.

In compenso sono comparse domande che mi hanno messo oggettivamente in difficoltà tipo questa:
Effettivamente si dà una condizione in cui la prima e la terza affermazione possano essere vere in contemporanea, ma ciò le rende logicamente equivalenti?

Oppure questa:
Sì, alla quarta settimana se compro una confezione di caffè spendo lo stesso che nelle settimane 2-5 ma se ne compro due? spenderei di più perché non dice da nessuna parte che ho 100 g in omaggio per confezione
In conclusione 19,5 punti su 22, fatti i dovuti conti  un risultato sovrapponibile al punteggio del 2006.

Ma con la logica ancora me la cavo, veniamo alla biologia: le dimensioni di un lisosoma, il ciclo di Calvin (ma chi? quello con lo strano peluche a forma di tigre?) il numero di legami idrogeno del DNA, l'ordine in cui si legano le varie molecole per la contrazione muscolare... tutte cose che certamente sapevo un tempo, ma è sempre divertente scoprire che alla carriera universitaria è sopravvissuta solo qualche nozione sui gruppi sanguigni, sul potenziale d'azione e la genetica basilare.
Schifo totale 8,75 su 18.
Paradossalmente farei oggi il test del 2006 con molta meno difficoltà di allora: il significato di posologia e di semeiotica, l'anatomia del midollo spinale e dei corpi vertebrali, il sistema parasimpatico, l'homunculus di penfield, il valore della pressione diastolica, l'endometrite... tutte cose che allora avevo appena sentito nominare di sfuggita e che ora mi sono molto più familiari.

Ma la capitolazione totale nel 2015 avviene con chimica: 2 punti su 12 con domande di organica ed inorganica in tutto e per tutto sovrapponibili al 2006. Ad eterna dimostrazione che questa materia mi piace quando la studio, ma non permane nel mio cervello per più di un paio di settimane, non c'è esame da 27 crediti che tenga.

La grande sorpresa giunge con matematica e fisica: ben 3,75 punti su 8, circa il doppio di quelli che presi all'epoca (dai, che dopo tutto da laureata ad una facoltà scientifica qualcosa di più di numeri so rispetto a quando ero diplomata al classico).

Totale punteggio del 2006: 59,5/80
Totale punteggio del 2015: 35,5/60

Tutto questo lungo e noioso sproloquio infarcito di domande e statistiche per dire cosa?
Semplicemente che la penso ancora come nel 2009 e che sono ben felice che le mie performance al test di medicina siano peggiorate col tempo.
Sarei molto dispiaciuta se da medico fossi in grado di entrare a medicina meglio di un liceale: perché quello è compito loro, dei neodiplomati, intendo, non dei primari. E' compito loro saper bilanciare le reazioni, ricordarsi le leggi dei gas e il ciclo ovarico. Per questo vorrei dire due parole a chi si lamenta così:
Caro anonimo figlio di primario, meno male che tuo padre non si ricorda dell'esistenza di una vescicola piena di enzimi che permette agli spermatozoi di farsi strada nell'oocita per fecondarlo! Non sarà primario della ginecologia, spero, e anche se lo fosse tale ignoranza non inficerebbe troppo il suo lavoro.
Il test di ammissione non deve selezionare dei bravi medici, deve scremare i bravi studenti. Magari l'acrosoma non rientrava nel programma di citologia del tuo libro di scienze e di questo il ministero dovrebbe scusarsi, ma che tuo padre medico non lo sappia, fidati, è un bene. Così come è un bene che il test non assomigli a quello per entrare nel Mensa.

Per studiare Medicina non serve un'intelligenza spropositata e, grazie a dio, non serve essere medici. Basta avere una moderata capacità di ragionamento e parecchia voglia di studiare. Studiare cose che lasceranno labili tracce di sé nei tuoi ippocampi, ma che saranno servite ad altro. Tuo padre ha dimenticato cos'è un acrosoma perché ora sa ricordarsi in che anno il signore del letto 6 ha messo 4 stent coronarici e su che vasi, o sa tenere a mente i venti pazienti che ha visto nell'ultimo turno in pronto soccorso e di cui sta aspettando gli esami.
Quindi vi prego, basta con queste polemiche sterili. Con questi "Non è giusto che al test di medicina venga chiesto il Rinascimento", qualunque bravo studente delle superiori deve poter passare il test, ed è più probabile che abbia studiato il Rinascimento che il luogo della scoperta del DNA o l'expo del 1900.

Intanto io sono qui, in trepidante attesa delle graduatorie, per scoprire se, da medico, sarei entrata a Medicina da qualche parte in Italia oppure no. Che poi, ripensandoci, con il ricorso entrerei comunque, con buona pace di Calvin e del suo ciclo.

sabato 20 giugno 2015

(CO)SCIENZA DELLA COMUNICAZIONE

Un medico che conosco ha ricevuto dalla sua banca una "Proposta di modifica unilaterale del contratto". Trovandola incomprensibile si è recato dal Direttore, ha appoggiato la lettera incriminata sulla scrivania del suddetto e gli ha cortesemente comunicato quanto segue: "Conosco bene l'Italiano, ho una laurea in medicina, insegno all'Università eppure non ho capito una virgola di quello che scrivete. Si può immaginare gli altri vostri clienti?".

Ecco, io penso che se i nostri pazienti fossero meno intimiditi dalla figura del Dottore spesso e volentieri ci direbbero la stessa cosa. Magari sono ingegneri nucleari con un dottorato al MIT, ma non per questo sono avvantaggiati rispetto al metalmeccanico nella comunicazione coi medici.

Negli anni da studenti tutti noi abbiamo goduto di una posizione privilegiata, abbiamo ascoltato "medici veri" spiegare diagnosi, illustrare procedure, descrivere condizioni, informare (o convincere) i pazienti, possedendo noi stessi una conoscenza della medicina di poco superiore a questi ultimi.
Forse abbiamo ammirato qualcuno per la sua chiarezza e pacatezza nel semplificare procedure complesse, ma quante altre volte ci siamo ritrovati a pensare che la spiegazione fosse incomprensibile o inquietante?
Magari ci siamo anche ripromessi di migliorare su questo aspetto, poi siamo cresciuti, siamo diventati medici anche noi e abbiamo ereditato lo stesso difetto.

Quando mia nonna era ricoverata all'ospedale, mia madre, un giorno, mi riportò il seguente bollettino: "Mi hanno detto che nonna ha i nervi scossi". Non riuscivo proprio a ricollegare l'immagine un po' sonnolenta di mia nonna con l'insufficienza renale a qualcuno con i "nervi scossi" finché non mi tornò in mente un pomeriggio di studio di fisiologia cardiaca.
"Mamma, non è che per caso ti hanno detto shock?"
"Sì, esattamente".
Mi ci era voluta Santa Wikipedia all'epoca di fisiologia per svelare l'arcano.
L'italiano comune ha ereditato questo orrendo anglicismo come sinonimo di scossa ("Giulio è stato licenziato in tronco: che shock!") mentre il medichese ne utilizza (in assenza di analogo italiano) il significato scientifico ovvero "grave e spesso irreversibile insufficienza circolatoria". Volendo scegliere un sostantivo dell'italiano comune per esprimere questo concetto ad un pubblico profano il termine migliore potrebbe essere collasso. 
Lo studente di medicina la prima volta che sente nominare lo shock in senso medico si chiede cosa sia, poi ne impara il significato come l'architetto impara quello di putrella e lo usa tranquillamente con i propri interlocutori, apparentemente del tutto immemore del ben più comune significato del termine e genera così ogni sorta di equivoci.

E già siamo fortunati rispetto al mondo anglosassone dove metà delle parole scientifiche, in quanto di derivazione latina, sono completamente diverse dal lessico di uso comune. Lieti del fatto che la differenza percepita in italiano tra addome e pancia e tra cranio e testa non sia così abissale, dovremmo quanto meno sforzarci di limitare l'uso degli acronimi. Cosa sia un ECG in ambio sanitario lo sanno anche i sassi, ma coi pazienti è sempre meglio sprecare quelle quattro sillabe in più per dire elettrocardiogramma, medesime sillabe che possono essere proficuamente investite per dire ecografia del cuore al posto di ecocardio.

Talvolta ho assistito a capolavori del tipo: "Il Suo parente ha dei piccoli ictus in ortostatismo di chiara natura emodinamica". L'unica parola comprensibile per il senso comune è ictus che evoca però vecchi paralitici, un messaggio non troppo rassicurante, soprattutto considerando che il senso della frase era "Ogni volta che Suo padre si siede non arriva abbastanza sangue al cervello e sembra che abbia un ictus finché non si sdraia di nuovo e tutto torna come prima".





Può anche capitare, però, che il problema non sia quanto sia comprensibile una frase, ma quanto sia emotivamente accettabile. "Domani deve fare la scintigrafia, è un esame in cui le iniettano un liquido radioattivo e poi la fotografano per vedere dove si accumula. Emanerà radiazioni per un po'". Descrizione scientificamente ineccepibile, discretamente comprensibile, ma a meno che il vostro paziente sia un fisico delle particelle (e poi ancora) alla parola "radioattivo" gli scorreranno sulla retina immagini di Hiroshima, di uomini in tuta bianca che maneggiano uranio con pinze lunghissime o, nella migliore delle ipotesi, dell'uomo ragno. Pazienza se per noi addetti ai lavori non c'è grande differenza fra un emettitore di raggi X che genera una TAC o un mezzo di contrasto che emette raggi gamma per la scintigrafia... per chiunque con una spiegazione del genere il primo esame sarà più accettabile del secondo.

Un chirurgo ha spiegato così l'intervento di paratiroidectomia ad una mia paziente: "E' molto facile, facciamo un taglio qui sul collo, isoliamo i vasi, togliamo queste ghiandole e gliele reimpiantiamo in un braccio".
Lui era serafico, lei terrorizzata. Per lui era odrinaria amministrazione, per lei un intollerabile frugare nelle profondità dei suoi organi.
Non si può negare che ciascuno di noi la primissima volta che ha visto mettere un catetere vescicale è stato percorso da un brivido freddo lungo la schiena o si è sentito a disagio vedendo il paziente contorcersi mentre il medico cercava con l'ago di pungere l'arteria del polso per un'emogasanalisi.
Dopo decine o centinaia di procedure, un così elevato grado di empatia col paziente per fortuna scompare, o non saremmo in grado  di svolgere il nostro lavoro serenamente, ma non possiamo scordarci che per chi ci sta di fronte "buchiamo un vaso del collo" o "mettiamo un tubicino nel torace per togliere il liquido e farLa respirare meglio" può essere di un'invasività insostenibile.

Partendo da questo mucchio di problemi di base, le cose non possono che complicarsi immensamente quando si tratta di comunicare notizie difficili. Gli eufemismi, ci insegnano, sono da evitare, altrimenti la speranza ha sempre il sopravvento. Ho visto mariti chiedere "Ma quindi come sta?" in risposta a un troppo sensibile "Sua moglie non ce l'ha fatta".
D'altro canto troppo spesso ci dimentichiamo che dopo aver pronunciato parole come morto, tumore, incurabile il cervello del nostro interlocutore sta girando a tremila per elaborare e accettare l'informazione e non è in grado di effettuare contemporaneamente lo sforzo (come abbiamo visto già gravoso) di comprendere i dettagli che gli stiamo fornendo.
Ma noi siamo in pronto soccorso e di là all'accettazione c'è uno che urla perché è in coda da sei ore e non è ancora stato visitato.

E' così che mi chiedo, quand'è che di preciso abbiamo perso la capacità di distinguere ciò che è chiaro a noi da ciò che è chiaro al paziente? Quand'è che abbiamo perso il contatto con la realtà? A forza di frequentare solo medici e studenti di medicina? A forza di sforzarci di non farci capire dai pazienti mentre parliamo tra noi? Perché non si tratta di avere doti comunicative particolari, che per un mestiere come il nostro sarebbero pure fondamentali, si tratta del puro e semplice atto di comunicare, ovvero generare una relazione in cui si trasmette un messaggio e si recepisce un feedback, possibilmente positivo, di quanto trasmesso.

Ricordate Paco Lanciano il modellinista di SuperQuark capace con un telo di gomma e quattro sfere metalliche di far comprendere a chiunque la teoria della relatività generale?
Forse dovrebbero chiamare lui a tenere il corso di comunicazione nelle facoltà di medicina. In fondo il diritto del pubblico di imparare la teoria dei buchi neri non è sicuramente maggiore di quello del paziente ad essere rassicurato e a comprendere cosa avverrà della sua salute.

giovedì 15 gennaio 2015

COSE CHE TI INSEGNA L'ESAME DI STATO



Siamo di nuovo in periodo di Esame di Stato. Questo, per i neo-laureati, significa una sola cosa: crocette.

Vi è stato un tempo in cui per giudicare se una persona fosse in grado di svolgere la professione medica la  si portava in un vero reparto, davanti ad un vero paziente e le si chiedeva di visitarlo e compilare una cartella clinica.
Questo prima che le manie di oggettività e americanizzazione prendessero il sopravvento, così, al momento, il nostro esame di abilitazione consiste di due prove con quiz a risposta multipla, da 90 domande ciascuna. Domande che vengono estratte da un archivio di circa 7000 quesiti pubblicato dal Miur con un anticipo di almeno sei mesi.

Quello che ogni neolaurato fa, quindi, è leggere e rileggere queste domande, spesso nozionistiche, spesso assurde e talvolta errate, imparando a memoria la risposta corretta.
Roba che la prima settimana ti senti a "Chi vuol esser milionario?", la seconda settimana a una partita di Trivial Pursuit particolarmente noiosa intrapresa alle quattro del mattino di un capodanno e dopo la terza settimana concepisci la risposta multipla come unico mezzo di interazione col prossimo e inizi a mandare messaggi tipo "Cosa facciamo stasera? a) mangiamo una pizza b) andiamo al cinema c) kebab veloce e poi torniamo in aula studio a fare crocette".

Sono mesi in cui ogni momento della giornata è buono per fare due quiz sul telefono o l'ipad: aspettando l'autobus alla fermata, in coda alle poste, persino sul cesso.
Sono mesi che, per fortuna, ho superato da tempo, ma mi sono sempre pentita di non aver dedicato almeno un post a un simile delirio. Quindi ora, mentre attendo di capire come poter parlare del mio lavoro senza violare il segreto professionale, vi regalo questo splendido decalogo.
NB le domande sono quelle della prima sessione 2013, ma non credo che il Miur si sia affrettato a cambiarle, spero non quelle divertenti almeno!

1) Nessuno ha la minima idea di come si scrive morbo di Crohn, Chron, Crhon, Crhonn... insomma quello lì

2) Nel dubbio sempre meglio fare un'ecografia

3) Il fumo non fa poi così male, infatti nelle domande sui fattori di rischio non è mai quella giusta


4) La birra è l'alimento più ricco di vitamine del gruppo B

5) Nel dubbio la risposta più lunga è quasi sempre quella corretta (ma spesso vale anche per quella con le scritte tra parentesi)

6) La visione del mondo degli autori delle domande è ferma agli anni '70, almeno nella definizione dei lavori

quale delle seguenti occupazioni comporta il rischio di patologia del rachide? 
A)videoterminalista 
B)guardia notturna 
C)bidello 
D)tecnico del suono   
E)operatore cinematografico

7) Fra le nozioni essenziali per poter esercitare la professione medica c'è questa

il caratteristico grisou di miniera contiene fondamentalmente 
A)silice
B)metano
C)acido cianidrico
D)acido solfidrico
E)monossido di carbonio

8) Probabilmente a scrivere le domande hanno messo un anziano videoterminalista che non sa disattivare il controllo ortografico automatico di Word, altrimenti non si spiegherebbero alcuni simpatici errori di stampa come cellule "apolidi" e "striale" per atriale, per non parlare del mio preferito... il mezzo di contrasto "maritato"

9) Ancor più probabilmente al suddetto videoterminalista alla cinquemillesima domanda copiata sono venuti alcuni deliri religiosi estrinsecatesi in:
  • sindrome di Zollinger Eleison (kyrie)
  • cellule eucaristiche
  • satanici (per sartanici)
  • l'eczema da contatto è devoto a...

10) Infine ci possiamo divertire con un simpatico giochetto: delle sei risposte a queste domande una sola è stata inventata dalla sottoscritta, sapreste indicare quale?

cos'è la tricotillomania?

A)un'esagerata attenzione all'acconciatura dei capelli

B)un comportamento tendenzialmente ossessivo-compulsivo
C)un'allucinazione somatica
D)la mania di cambiare frequentemente pettinatura
E)un'alopecia cicatriziale del cuoio capelluto
F)una malattia protozoaria

alcuni antidepressivi sono detti triciclici perchè 
A)sono utilizzati nelle forme cicliche
B)devono essere somministrati per tre cicli successivi
C)per le caratteristiche della struttura chimica
D)è stato attribuito loro un nome di fantasia
E)sono stati scoperti nel terzo ciclo dell'era psicofarmacologica
F)l'inventore è stato ispirato dal triciclo di suo figlio

la scabbia norvegese
A)si osserva solo in Norvegia e nei paesi scandinavi
B)si osserva in norvegesi o scandinavi immunodepressi
C)si osserva in norvegesi o scandinavi depressi
D)si osserva in norvegesi o scandinavi in viaggio in Sud America
E)si osserva in soggetti immunodepressi
F)si osserva in sudamericani in viaggio in Norvegia

la pubblicità personale del medico 
A)è solo possibile pubblicità indiretta
B)è solo possibile la pubblicità diretta
C)è possibile solo sui quotidiani locali
D)è possibile solo con volantinaggio
E)è possibile sia la pubblicità diretta che indiretta
F)è vietata ogni forma di pubblicità

se in un centro di terapia intensiva giungono contemporaneamente due ammalati in pericolo di vita e vi è un solo posto a disposizione, il sanitario a chi deve dare assistenza?
A)a nessuno dei due
B)affidarsi alla sorte
C)al più giovane
D)al più vecchio
E)al più attraente
F)a quello che ha maggiori probabilità di salvarsi

il codice di deontologia medica è
A)il codice è un particolare tipo di linguaggio medico specialistico
B)una branca specialistica della genetica che studia il codice del DNA
C)una raccolta di casi clinico-metodologici
D)la grafia con cui vengono scritte le ricette mediche
E)principi e regole per i medici iscritti all'albo professionale
F)una rassegna di articoli medico-scientifici

la conversione sul piano somatico dei conflitti inconsci è alla base
A)dei sintomi isterici
B)dei sintomi neuroastenici
C)delle crisi epilettiche
D)dei sintomi psicosomatici
E)di alcune conversioni religiose
F)no mi dispiace, questa è troppo bella per inventare una risposta fasulla...

e mi raccomando, ricordate sempre che

l'esercizio della medicina è fondato 
A)sul conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia 
B)sulla libertà e indipendenza della professione 
C)in base alla graduatoria regionale 
D)sulla idoneità e il decoro dei locali adibiti a studio medico 
E)sulla cittadinanza italiana e/o europea