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martedì 1 maggio 2018

Ma come ti permetti?




Da quando esiste la TV satellite ho un solo terrore: che un giorno mi suonino alla porta Enzo e Carla di Ma Come ti Vesti? Il programma più violento della TV.

La puntata inizia sempre con gli amici di qualcuno (che è praticamente sempre una lei) che si lamentano di come vesta male e di come sia insopportabile vederla così. Le lamentele principali sono tre: è troppo sportiva, è troppo originale o bizzarra e non porta i tacchi. Da notare, anche, che la lei in questione non è mai brutta, al massimo “poco curata” e non ha acconciature elaborate o trucco pesante.
Seguono riprese “di nascosto” della vittima nella sua normale interazione sociale, perché tutti possano apprezzare quanto sia obbrobrioso il suo stile. A questo punto, come dei veri supereroi, Enzo e Carla compaiono a tradimento e scatta l’operazione “Ma come ti vesti?” vera e propria. Questi due tizi dai gusti improbabili si insinuano, infatti, a casa della malcapitata e le svuotano il guardaroba al grido di “Ma che schifo questo” “Ma come fai a mettere quest’altro” “Ma che orrore” “Ma questo colore non va più di moda dal 96” e così via, con la poveretta che protesta e cerca inutilmente di salvare dal bidone della spazzatura i pezzi che le piacciono di più.

A questo punto Enzo e Carla elargiscono consigli come se fossero detentori della verità assoluta e concludono con un “Mai più con…” questo o quel capo o questo o quell’abbinamento.
Alla vittima viene consegnata una carta di credito ed è libera di andare a fare shopping in giro tentando di attenersi alle indicazioni che le sono state date.
Ne risulta, in genere, un miglioramento del look non completamente snaturante della personalità del soggetto. La stessa ragazza che prima portava solo scarpe da ginnastica e tute acetate magari compare con un paio di jeans con le paillettes e una maglia moderatamente elegante. Insomma una cosa normale.
Ma il programma è perverso e mentre la malcapitata prova, commenta e sceglie i capi, Enzo e Carla, a casa, seguano in diretta la scena e la deridano apertamente con “Non ha capito niente” “Proprio non ce la fa” “Che orrore” e così via.




A questo punto i due corrono per strada a fermarla, la insultano ancora un po’ e la accompagnano in una boutique di loro scelta dove si incaricano di scegliere e abbinare personalmente i capi mentre alla cavia resta il ruolo passivo di provarli di controvoglia.
Lo ammetto: ho sempre avuto la fobia dei negozi con lacommessa. Lacommessa è quel genere di creatura che ti guarda in faccia e ha già deciso cosa venderti e non c’è modo che tu possa esprimere perplessità riguardo a taglia/colore/modello di quello che ti sta facendo provare. Se sei fortunato e hai l’età della ragione puoi mettere da parte l’orgoglio e dartela a gambe il prima possibile, se invece sei un bambino puoi solo sperare che il genitore che ti accompagna non soccomba al “Ma ti sta così cariiiiino” de Lacommessa più deleterio del canto delle sirene di Ulisse. Da questo punto di vista sono grata all’invenzione dei grandi magazzini dove puoi girare liberamente, decidere cosa provare, nasconderti in un camerino, non farti vedere da nessuno e uscire con la merce che vuoi acquistare senza che nessuno intervenga con il proprio parere.
Questa parte del programma rappresenta quindi la materializzazione del mio incubo infantile e, lo ammetto, lo guardo solo per vedere lo sguardo riluttante della malcapitata e solidarizzare con lei. Un po’ come uno yeti che guarda King Kong, insomma.
La scena si svolge così: questa povera tizia è costretta a indossare cose che solo nel mondo fantastico e popolato di unicorni che costituisce il cervello di Enzo Miccio potrebbe essere considerato “elegante”. Pizzi ovunque, gonne con strascichi chilometrici, pantaloni d’argento attillatissimi e scintillanti, sandali di almeno 15 centimetri con cui neanche Naomi Campbell sarebbe in grado di percorrere più di 2 metri, borsette con nappi, frange, nastrini. Abbinamenti di colori improbabili e soprattutto completamente estranei alla personalità del soggetto che stanno vestendo e che è ridotto esclusivamente al proprio corpo.
La poveretta si lamenta e ad ogni “Non vedi com’è bello?” risponde con un incerto “Ma veramente a me…” ma non fa in tempo a finire la frase che viene sovrastata da un altro commento entusiastico di Enzo o da un commento sarcastico di Carla.
Ovviamente i due comprano per la tapina tutte le mise pre-abbinate e si passa alla stazione successiva: coiffeur e trucco.
E qui il messaggio è ancora più evidente: così come sei fai schifo, per essere accettata dalla società devi attenerti a certe regole, i capelli di questo colore non donano con il tuo incarnato, molto meglio una tinta così, con i colpi di sole cosà e il trucco che schiarisce, amplifica, colora, modella. Mica puoi pretendere di farti vedere così come sei, che se anche non sei nato con un aspetto repellente comunque dovresti un minimo sforzarti per renderti più gradevole alla vista.
Il finale ovviamente vorrebbe essere quello di una favola: la novella Cenerentola scende le scale con uno dei completi scelti da Enzo e Carla e finalmente riscontra la loro approvazione incondizionata, uno la riempie di complimenti mentre l’altra descrive minuziosamente pezzo per pezzo i capi. E si tratta di questi capi, non so se mi spiego.





Per finire in bellezza la poveretta fa il suo nuovo debutto in società, con le amiche che a momenti non la riconoscono e tutti che inneggiano alla bravura di Enzo e Carla, capaci di risolvere i problemi anche dove non esistono. La Cenerentola, ovviamente, non può che essere loro grata di essere stata trasformata da paria del suo gruppo di amiche nell’ennesima brutta copia di Chiara Ferragni.
Ora, sarebbe troppo facile fare una critica sociologica a questo programma, immaginarsi le conseguenze sulle adolescenti socialmente isolate e magari, con un briciolo di abilità dialettica, dimostrare che se una volta il bullismo non era un problema è perché la TV non trasmetteva “Ma come ti vesti” e “Vite al limite” (non lo penso, ovviamente. La colpa è dei cellulari e della nostra percezione distorta del mondo da quando c’è internet).
Non è mia intenzione fare niente di tutto questo, non voglio scagliarmi contro la televisione cattiva nè difendere un’immagine non superficiale della donna conducendo una campagna contro Enzo Miccio. Solo noto che, quando accendo la televisione per sentire del rumore di sottofondo mentre mi dedico ad altro, “il banco dei pugni” mi fa sorridere, “pronto soccorso H24” mi fa incazzare, ma “ma come ti vesti” mi fa proprio soffrire.

martedì 15 dicembre 2015

Evidence Based Galaxy: quando la medicina incontra Star Wars


Qualora qualcuno non se ne fosse ancora accordo domani esce il nuovo capitolo di Star Wars.

Mi rifiuto di nutrire la più vaga speranza che si tratti di un capolavoro, mi aspetto al più duelli tamarri a colpi di spade laser e coltivo una flebile curiosità su un Harrison Ford sull'orlo della pensione che ha sacrificato un piede pur di tornare sul Millennim Falcon.  
L'effetto collaterale della febbre da Star Wars (almeno per chi è un fan di lunghissima data come me) è vedere i negozi insolitamente pieni di gadget, cartelloni pubblicitari enormi per strada e soprattutto la bacheca di Facebook intasata da meme, trailer e notizie sulla galassia lontana lontana.

Tutto è cominciato con un articolo scovato per caso di link in link:
Pulmonary Pathophysiology in Another Galaxy, Anesthesiology 2014. Uno studio quasi serio sulle cause dell'insufficienza respiratoria di Darth Vader (si sono presi la briga di calcolarne la frequenza respiratoria a riposo e sotto sforzo, per dire). Un'infanzia passata a tremare per quel sinistro whisss-shha per arrivare alla soglia dei trent'anni e scoprire che si tratta di una banale BiPAP.

Così mi è venuta l'insana tentazione di aprire PubMed e cercare "Star Wars" e...

...in fondo dovevo saperlo che nel mondo della scienza (medicina inclusa) i nerd abbondano.

La ricerca produce 76 risultati e ho selezionato per voi i migliori.

Ora, come i fan di Star Rats, prendete il monitor del computer, inclinatelo e allontanatelo piano piano canticchiando la sigla di Star Wars.

Nota per gli studenti di medicina e i colleghi: molti articoli non sono disponibili gratis, ma la nostra università con la lungimiranza che le è propria è spesso abbonata alle riviste in questione, se non vedete l'ora di immergervi nei full text accedete con le credenziali!

10) Su Psychiatry Research si sono chiesti non più di due mesi fa se Anakin Skywalker potesse soffrire di disturbo borderline di personalità e la risposta pare essere sì (soddisfa ben 6 dei 9 criteri del DSM).
Il full text merita: l'autore propone un audace paragone tra Anakin Skywalker e Spock di Star Trek indicando come causa comune del disturbo di personalità dei due personaggi la perdita precoce della madre, arrivando inoltre a sostenere che l'assenza di una figura paterna efficace abbia segnato il destino malvagio del giovane Anakin a differenza di quanto accaduto a Spock, protetto in questo sensodal benefico influsso del padre vulcaniano [beccati questa Obi-Wan].

9-8-7) Più genericamente Australas Psychiatry suggerisce di utilizzare i personaggi di Star Wars (ben noti agli studenti e agli specialisti e destinati ad incrementare ulteriormente la propria popolarità grazie alla nuova trilogia in arrivo) come modelli psicopatologici. ADHD, cleptomania, ansia, pedofilia... a quanto pare la galassia lontana lontana ha in comune con la nostra almeno il DSM.
La stessa idea è venuta anche ad Academic Psychiatry che aggiunge al già nutrito elenco dei disturbi psichiatrici tipici del lato oscuro il disturbo post traumatico da stress, la violenza nei confronti del partner e, ovviamente, il complesso di Edipo.
Per par condicio esiste anche un articolo gemello sul lato chiaro che è tutt'altro che immune da psicopatologia annoverando tra le sue file il disturbo ossessivo compulsivo, i disturbi psichiatrici perinatali, la schizofrenia, la pseudo-demenza, le lesioni del lobo frontale [questa sono proprio curiosa di sapere a chi l'hanno attribuita], il gioco d'azzardo patologico e l'ipocondria.

6) La psicoanalisi va a nozze con la storia della lotta padre-figlio con duplice voltafaccia di Episodio VI - Il ritorno dello Jedi. Imperdibile, in particolare, la descrizione di un duello condotto con "spade laser dall'aspetto fallico simili ad un calippo alla frutta gigante". 

5) Ma Star Wars non serve solo da modello per i pazienti psichiatrici, a quanto pare può tornare utile anche come esempio di comportamento del terapeuta nella psicoterapia di liason.

4) Finora sembra che la saga interessi principalmente gli psichiatri, ma ecco giungere la vendetta dei gastroenterologi che si lanciano in ardite metafore tra Jedi ed endoscopisti e spade laser e pinze bioptiche. Che il gastroscopio sia con voi.

3) questo potrebbe considerarsi uno spin off. Tra i mille temi trattati in Star Wars c'è quello della clonazione umana (tema a quanto pare condiviso da almeno altri 33 film negli ultimi quarant'anni). Fino a che punto l'opinione pubblica sulla clonazione è influenzata da simili film? Se siete curiosi il full text è gratuito.

E poi ci sono i geni, quelli che per rendere interessante un articolo lo scrivono come se fosse Star Wars.
Abbiamo due articoli in questa categoria


e il vincitore indiscusso, che vi traduco per intero, perchè dopo l'ematologia non potrà più essere la stessa. Altro che "Esplorando il Corpo Umano".

Quando i vasi sanguigni si lacerano, le forze della circolazione sanguigna aumentano e si modificano. Il lato oscuro di queste forze causa l'emorragia e la morte, ma il fattore di Von Wiellebrand, con l'aiuto del nostro sistema circolatorio e delle piastrine, imbriglia le stesse forze nel coagulo. La Forza e la funzione del fVW sono così interconnesse che, come i membri dell'ordine Jedi nel film Star Wars che imparano ad utilizzare "la Forza" per fare del bene, il fVW può essere considerato il cavaliere Jedi del flusso sanguigno.


E' in momenti come questi che quasi (quasi) rimpiango di aver già dato l'esame di EBM.

domenica 2 febbraio 2014

LIP DUB: studiare medicina nuoce gravemente alla salute mentale

Il lip dub nasce nel 2006, quando questo tizio non particolarmente bello ebbe per caso l'idea di riprendersi con un cellulare dalla pessima risoluzione mentre camminava per strada cantando una canzone con gli auricolari del lettore mp3 nelle orecchie e poi di caricarla su vimeo, di cui è cofondatore. Come spiegazione diede la seguente:
"I walked around with a song playing in my headphones and recorded myself singing. When I got home I opened it in iMovie and added an MP3 of the actual song and synchronized it with my video. Is there a name for this? If not, I suggest 'lip dubbing'.

Alcuni studenti del ridente paesino di Furtwangen im Schwarzwald in Germania, considerate le innumerevoli e variegate occasioni di svago offerte dal borgo natio decisero nel 2008 di produrre il primo lip dub universitario.

Da quel momento la moda è esplosa e si sono codificate delle regole del genere. Gli autori/attori principali sono studenti universitari, il video deve essere un ridoppiaggio di una canzone e solitamente prevede una steadycam e una ripresa in single shot attraverso l'università stessa. In genere, soprattutto se sono moderni campus del Nord America, quest'ultima parte provoca come la gastrite nello spettatore italiano... Provate ad esempio con questo lip dub, celeberrimo, girato nell'Università di Montreal, Quebec.

Cosa ha fatto il VI anno della mia facoltà, la classe 2008-2014 di Medicina di Torino?

Noi ci avevamo provato a festeggiare l'ultimo giorno di lezione in modo originale, ma loro hanno davvero pensato in grande. Grazie all'idea di un rappresentante intraprendente e con l'aiuto di un fratello aspirante regista e di attrezzatura semi-professionale stanno tentando di passare alla storia.
Come? 
Giudicate voi.




Il video ha impegnato un centinaio di persone per una trentina di ore nell'arco di un mese e, anche se ottenere gli spazi non è stato facile come in America, il risultato non si è fatto attendere: una serata di anteprima particolarmente riuscita e più di diecimila visualizzazioni ad una settimana dalla pubblicazione.

E un articolo, per chi volesse conoscere alcuni retroscena!


martedì 14 maggio 2013

QUANDO LA MEDICINA INCONTRA WALT DISNEY

Cose per cui vale la pena studiare sei anni:

Quinto anno, lezione di medicina del lavoro.
L'intossicazione cronica da mercurio può provocare diversi sintomi dovuti all'accumulo del metallo a livello cerebrale. Tra i più comuni si rilevano perdita di coordinazione motoria, tremori, disturbi dell’umore tra cui depressione, ansia, stanchezza cronica, apatia, insonnia, psicosi, irritabilità, sbalzi d’umore, delirio.
Il mercurio metallico viene utilizzato per la produzione dei feltri dei cappelli, chi vi fa venire in mente?

Il cappellaio matto di Alice nel Paese delle Meraviglie!
Era matto perché faceva il cappellaio.
In Inghilterra è proverbiale "Mad as a hatter", matto come un cappellaio, proprio perchè i cappellai avevano tale fama e, si scoprì poi, c'è una giustificazione scientifica per questa caratteristica.



Quinto anno. Lezione di Pediatria.
La sindrome di Angelman è una malattia genetica caratterizzata dai seguenti sintomi
- ritardo mentale
- problemi nell'uso del linguaggio (minimo utilizzo delle parole, capacità di comunicazione non verbali che superano di gran lunga quelle verbali)
- problemi di equilibrio, atassia o movimenti maldestri degli arti e soprattutto delle mani
- riso e sorriso frequente, umore apparentemente felice, personalità altamente eccitabile, spesso ipercinetica con difficoltà di attenzione.
La sindrome prende il nome dal dr. Harry Angelman che per primo la descrisse nel 1965, ma spesso viene denominata "Happy puppet syndrome" per via dell'apparenza giovanile e felice di chi ne è affetto.

La descrizione vi ricorda qualcosa?
Pare che ne sia affetto Cucciolo (Dopey - addormentato- in lingua originale), il più giovane dei nani di Biancaneve che non ha mai imparato a parlare.

lunedì 1 aprile 2013

UN MEDICO IN FAMIGLIA 2

una tipica famiglia italiana
ok dubito ve lo siate perso, ma questo post è il seguito di quest'altro


SESTA STAGIONE

La situazione è disperata, la quinta stagione è stata un vero disastro (e con quella trama ci mancherebbe altro), l'unico che può risollevare le sorti di questa serie in declino è Giulio Scarpati e i produttori fanno carte false per averlo di nuovo nel cast.
Torna così il fascinoso Lele Martini, che in questi anni è passato misteriosamente da sperimentatore di farmaci sui canguri in Australia a professore universitario alla Sorbona di Parigi. Si è separato dalla seconda moglie Alice (la Pandolfi non ha proprio voluto saperne di continuare con questa storia), ma ne ha ereditato i figli: Elena e Libero Junior, che siccome ha un nome quasi decente abbreviano in Bobò.
Sì, se ve lo state chiedendo e siete stati attenti sono quelli nati in ascensore nell'ultima puntata della seconda stagione e sì, sono entusiasti di andare a vivere coi nonni e i fratelli che non hanno mai visto in vita loro.

Ciccio si dovrebbe sposare con Miranda (la figlia del compagno della zia Nilde) ed andare a lavorare con tutti loro in un agriturismo in Puglia, ma il matrimonio salta perchè Ciccio si rende conto di non amarla.
In compenso per la Puglia parte nonno Libero, perchè Lino Banfi inizialmente doveva girare un altro film, poi l'ingaggio è saltato gli mancava così tanto "Un medico in famiglia" che ha deciso di tornare. Lo sceneggiatore però aveva già scritto la serie ed era troppo difficile inserirlo in tutte le puntate...

Giulio, un amico di Lele che compare in tutte le stagioni ma finora è stato inutile ai fini della trama, apre una cioccolateria al posto del ristorante degli indiani. Ad aiutarlo giunge dall'Olanda la sorella Bianca, con la figlia Inge.
Nel frattempo la Asl è stata sostituita da una clinica privata gestita da Oscar e Guido, dove ovviamente vengono assunti immediatamente anche Lele e Maria.

La coppia di fuoco Dante-Melina
Cettina è scomparsa, lasciando al suo posto una parente dal nome altrettanto idiota: Melina. Costei si innamora di Dante (Gabriele Cirilli), anche lui assunto alla clinica come centralinista.
Inutile comparsata di Cettina che no, non è dispersa in mare come si credeva, ma ha perduto la memoria ed è diventata milionaria in America. Tanto dopo una puntata ritrova la memoria e se ne va a Brescia da Torello ed Eros.

una verosimile coppia moderna
Nuovo ingresso alla clinica è Fanny, una compagna di università di Maria, che si innamora follemente di Lele. I due stanno insieme per un po', in barba al moralismo che non vede di buon occhio una coppia in cui lei ha l'età della figlia di lui.

Fa la sua comparsa anche Ave, la madre di Guido che dopo averlo abbandonato alla nascita vuole conoscerlo. Guido ovviamente non è dell'idea, ma, nella miglior tradizione, dopo qualche scaramuccia anche Ave viene accolta nella grande famiglia Martini. Maria, intanto, mette alla luce Paola Enrica Ave (detta Palù). Guido sente il suo posto nel cuore di Maria scippato da questo nuovo esserino e si consola tradendola. Maria prima lo caccia, poi lo perdona.

Ciccio si innamora di una dolce ragazza dagli occhi verdi che gestisce un maneggio, Tresy. Qui l'atroce nome storipiato è, ahimè, dell'attrice stessa, ma giustamente hanno pensato di non cambiarlo.

E i matrimoni? vogliamo mica stare senza! Questa volta hanno esagerato: si sposano assieme  e Ciccio e Tresy e nonno Libero e nonna Enrica (Di nuovo? Sì, il vecchio matrimonio è stato invalidato e agli sceneggiatori mancava la fantasia) e a sposarli è Lele, padre di uno sposo e figlio dell'altro.
Per di più Lele molla Fanny e chiede a Bianca di sposarlo, Giulio scopre che Irma (sua ex fidanzata) è incinta e decide di rimettersi con lei e anche Dante e Melina si dichiarano eterno amore. Ah e Annuccia si fidanza con Gianfi il secchione sfigato della classe che però senza occhiali non è neanche così brutto.


SETTIMA STAGIONE

Sermonti-Guido proprio non ne vuole sapere di partecipare a una nuova stagione e, visto che la carta dell'Australia se la sono già giocata con Lele e quella dell'Africa pure con quasi tutti i personaggi, ricorrono a un grande classico: l'incidente d'auto in cui il dottore perde la vita.
Solo che non partono da lì, sarebbe troppo triste... ci fanno intendere che è morto, ma son passati tre anni e nel frattempo Maria vive a casa Martini con la figlia Palù e la madre di Guido, Ave la quale ha aperto un negozio di abiti da sposa nella villetta di fronte.

Maria si innamora di Marco, giornalista e "ragazzo padre", il cui figlio, Jonathan, è compagno di asilo di Palù.
Marco ama Maria e Maria ama Marco, ma si intromette uno psicologo di nome Francesco che anche lui si innamora di Maria e fa di tutto per far saltare la nuova coppia.

Lele vuole sposare Bianca, Bianca ama Lele, ma non può sposarlo perchè deve ancora avere il divorzio dall'ex marito Gus il quale è ancora innamorato di Bianca e fa di tutto per far saltare la nuova coppia (dove ho già sentito questa cosa??).
Lele ama Bianca e Bianca ama Lele, ma si intromette una ex collega di Lele di nome Virginia che anche lei è innamorata di Lele e fa di tutto per far saltare la nuova coppia.

I neo-sposi Ciccio e Tresy vanno a vivere al maneggio, solo che lei vuole fare la fantina e lui vuole una famiglia. Lei rimane incinta e prima è contenta, poi vuole abortire, poi di nuovo si convince che voleva proprio una famiglia e allora alla fine lo tiene.

Compare anche un nuovo gagno (evidentemente c'è una quota minima sotto cui i telefilm rai non si possono definire "per famiglie"), Pietrino, il figlio di Giulio e Irma il cui unico ruolo è di comparire in tutte le puntate con la faccia sporca di cioccolato.

Ricompaiono Reby (l'amica di Maria) e il suo fidanzato Alberto (il cugino di Maria). Entrambi fanno la conoscenza di Albina, seconda figlia di Ave e quindi sorellastra di Guido. Albina diventa amica di Reby, ma si innamora - ricambiata -di Alberto. Dopo mille casini con Maria, Alberto e Albina si fidanzano e vanno a vivere in Puglia, mentre Reby si consola con Francesco (lo psicologo che dava fastidio a Maria e Marco).

Tracy scopre di aspettare due gemelli da Ciccio
Bianca scopre di aspettare un figlio da Lele
Melina scopre di aspettare un figlio da Dante
(lo sceneggiatore scopre il copia-incolla).

Matrimoni incasinati: anche qui non possono mancare. In teoria è programmato quello di Lele e Bianca, solo che Lele si perde e arriva in ritardo, Oscar, Ciccio, Tracy, Gus e Inge arrivano non invitati, Marco - che doveva andare a Francoforte con l'ex moglie - decide di non partire perchè ama troppo Maria e la vuole sposare, Melina decide su due piedi di sposare Dante. Tutti ballano felici e contenti.

OTTAVA STAGIONE

E' ancora in corso, quindi la trama non ve la racconto... vediamo solo la composizione  (in ordine di età) degli inquilini di casa Martini... praticamente una tipica famiglia italiana.

Nonno Libero: padre di Lele, un numero enne di nipoti e bisnipoti delle età più varie, sposato con la consuocera Enrica.

Nonna Enrica: madre della moglie morta di Lele, sposata con nonno Libero, ne condivide nipoti e bisnipoti.

Ave: madre di Guido (il marito morto di Maria), vive ovviamente con il consuocero, la nipote e il futuro nuovo marito di sua nuora.

Lele: vedovo, divorziato, padre di 5 figli (sesto in arrivo) da 3 donne diverse, nonno di 1 nipote (altri 2 in arrivo). Da notare che l'ultima figlia sarà più giovane della prima nipote.

Bianca: divorziata, madre di Inge sposata con Lele da cui aspetta una figlia.

Melina: ragazza alla pari di casa Martini, moglie di Dante da cui aspetta un bambino.

Dante: marito di Melina


Maria: figlia di Lele, vedova, in procinto di sposarsi con Marco, ha una figlia (Palù) e scommetterei che a breve ne arriverà un altro con il neo-sposo

Marco: giornalista, divorziato, padre di un figlio (Jonathan) in procinto di sposarsi con Maria.

Ciccio: figlio di Lele, sposato con Tresy, sta per diventare padre di una coppia di gemelli

Annuccia: figlia di Lele, adolescente, fidanzata con Gianfilippo per ora non ha in mente (grazie a dio) di sposarsi nè di procreare (forse).

Inge: figlia di Bianca, compagna di scuola di Elena e Bobò

Elena e Bobò: gemelli figli di Lele e di sua cognata, hanno dei fratellastri che sono anche loro cugini e la loro nonna materna è sposata col nonno paterno.

Palù: figlia di Maria e del marito morto Guido, compagna di asilo (e futura sorellastra) di Jonathan

Jonathan: figlio di Marco, compagno di asilo (e futuro fratellastro) di Palù

insomma 16 persone con i legami di parentela più svariati che vivono sotto lo stesso tetto... e che rischiano pure in questa serie di finire sotto i ponti.

Bene.

Ora, se anche voi, un po' vergognandovi, un po' dissimulando, avete seguito tutte le serie in segreto e senza mai andarlo a spifferare agli amici (che lo guardano pure loro, ma allo stesso modo fanno finta di niente) è arrivato il momento di fare outing e soprattutto di ripetere tutti insieme:
"Prometto solennemente di non prendere mai più in giro Beautiful".

Ora scusate, devo andare a vedere la puntata che ho registrato ieri.

mercoledì 27 marzo 2013

Gli americani hanno dottor House, ER, Grey's Anatomy e Scrubs. Ma per fortuna a noi resta "Un medico in famiglia".

Chi, come me, non le ha mai viste è abituato a ridere di Beautiful, Dallas e tutte quelle lunghissime soap opera che vanno avanti per diecimila puntate con storie sempre più intricate o francamente improbabili: morti, resurrezioni, matrimoni e divorzi... questo insomma.

Poi stai guardando un medico in famiglia e sei colto da un'illuminazione.


Contestualizziamo "Un medico in famiglia" per tutti coloro che fanno finta di non averlo mai visto: è una di quelle serie che inizi a vedere e fai ancora le medie, hai tempo da perdere e tutto sommato, anche se (o proprio perchè) sono all'italiana e alla buona ti prendono.
E poi, anche se non è E.R. è una delle poche fiction RAI in cui non c'è Giuseppe Fiorello che fa l'eroe italiano morto.
E per vedere Grey's Anatomy in anteprima devi pagare un abbonamento a Sky e alla fin fine le tresche sono improbabili lo stesso, ci sono solo attori più fighi.

Così finisce che segui una stagione, poi due, la terza fa un po' schifo ma va bè son curiosa di vedere come se la cavano senza il protagonista, la quarta la vedi sperando (inutilmente) che faccia meno schifo della terza e così via in una spirale perversa.
Tanto che lo guardi per inerzia e non ti fermi a ripensare alla trama, anche perchè in gran parte mica te la ricordi... hai in mente chi sono i personaggi e i loro rapporti di parentela, ma sulla composizione finale della famiglia non ti interroghi mai.
Fino all'epifania dell'ottava serie.

Per giungere all'epifania, però, mi tocca partire un po' alla lontana, mi scuso quindi in anticipo per la lunghezza del post (che ho dovuto per forza di cose dividere così non rubo troppo tempo prezioso a qualunque-cosa-stiate-facendo-e-probabilmente-sarebbe-meglio-tornare-a-fare-anzichè-leggere-questo-blog).


****SPOILER****
da qui in poi racconto la trama delle serie, quindi se avete già scaricato tutte le puntate e sono nel vostro pc in attesa di giornate sufficientemente piovose per guardarle, beh potete anche smettere di leggere questo post.
Se invece le avete già viste, potete comodamente far finta di non esservi mai interessati a un programma tanto volgare e avrete un'ottima scusa per giustificare la conoscenza della trama e dei personaggi ("Un medico in famiglia? Noooo... mai visto... però ho giusto letto un post su TripToFun!").
Mi scuso sin d'ora per le imprecisioni della trama... ho tempo da perdere ma non troppo e per la ricostruzione della storia mi sono affidata a wikipedia e ai miei ricordi delle medie.

PRIMA E SECONDA STAGIONE

Il fascinoso dottor Martini
Lele Martini (Giulio Scarpati, il medico protagonista) è da poco rimasto vedovo e si trasferisce in una graziosa villetta con i tre figli: Maria, Ciccio e Annuccia.
Vivono con loro anche il nonno Libero (Lino Banfi) e una "ragazza alla pari" napoletana Cettina che ben presto si fidanza con Giacinto (Enrico Brignano).

Possiamo già intravedere la prima regola della serie: gli autori assegnano l'identità ai personaggi aprendo a caso quei libri che si usano per fare dei tuoi figli dei disadattati scegliere dei nomi originali alla tua prole. Se per sbaglio capita che a un personaggio danno un nome normale gli affibbiano subito un soprannome orribile per compensare. L'unica che si salva è Maria, forse per ricompensarla del suo improbabile nome vero: Margot Sikabonyi.

A breve si trasferisce a casa Martini anche il cugino Alberto (il figlio della sorella di Lele, Nilde) e ogni tanto compaiono i nonni materni, Enrica e Nicola (Riccardo Garrone).
Lele fa il medico alla ASL e, come in ogni medical serial che si rispetti, si innamora prima di Irene, una collega, e poi di sua cognata Alice (Claudia Pandolfi, sì, la sorella della moglie morta).

Tutta la seconda stagione è sulla storia d'amore impossibile di Lele e Alice, tra lei che si fa venire i sensi di colpa per il tradimento della memoria della sorella e lui che non riesce a dirle ti amo per venti e passa puntate.
Però alla fine si sposano e Alice partorisce pure due bambini in un ascensore, Libero (come il nonno) ed Elena (come la zia/matrigna-morta). Anche Nilde, la sorella di Lele, compare a un certo punto con un bambino avuto da uno sconosciuto di colore, un fantastico gagno mulatto che chiamano Gabriele (come lo zio), detto Lele junior o Lelejù (che vi avevo detto dei soprannomi?).

Nonno Nicola nelle vesti di San Pietro
Alla fine della seconda stagione Maria decide opportunamente di studiare medicina, anche perchè Lele-Scarpati non ha firmato il contratto per la terza serie e "un medico in famiglia" senza medico suona piuttosto male.
Ci lascia anche nonno Nicola, che divorzia da nonna Enrica per andare a svolgere il ben più redditizio ruolo di San Pietro nella pubblicità della Lavazza.



TERZA STAGIONE

Nella terza stagione la trama inizia a scricchiolare... 
Lele parte per l'Australia coi gemelli neonati per cercare una cura per qualche malattia improbabile per la quale, evidentemente, si possono fare solo esperimenti sui canguri.
siccome anche la Pandolfi aveva di meglio da fare, Alice va in Brasile e poi raggiunge Lele in Australia.
Abbiamo quindi due neo-genitori degeneri che si prendono cura degli ultimi nati abbandonando a casa a decine di migliaia di chilometri di distanza tre ragazzini e un nonno.
Gli sceneggiatori devono aver pensato che la trama fosse già sufficientemente stiracchiata e non se la sono sentita di forzare il legame "medico in famiglia" con la diciannovenne Maria al primo anno di università.
L'ancor più fascinoso Guido
Fa così la sua comparsa Guido (Pietro Sermonti), nuovo medico della ASL di cui Maria si innamora immediatamente e a cui offre di affittare la stanza dei genitori appena partiti.
Mano a mano che Maria si innamora di Guido scopriamo la storia straziante di quest'ultimo, abbandonato appena nato dalla madre e cresciuto in un orfanotrofio solo e senza amici. Ovviamente i due si fidanzano, poi Guido tradisce Maria, ma in realtà è tutto un malinteso e lei lo perdona, nell'ultima puntata si riappacificano.

Come dimenticare poi la storia parallela di Oscar, medico omosessuale amico di Lele, e Jessica, infermiera della ASL. Amici per la pelle finiscono a letto una sera per sbaglio e generano una creatura che non si sa bene se sia di Oscar o dell'ex fidanzato di Jessica. Alla fine, magnanimamente, Oscar rinuncia al test di paternità e affida il pargolo alle amorevoli cure dei due ex fidanzati che grazie a questa avventura si sono ritrovati.
Nonno Nicola accoglie Giacinto in paradiso
Nel frattempo Garrone offre a Brignano un redditizio lavoro come guardiano del Paradiso Lavazza, di conseguenza il suo alter-ego Giacinto si trasforma in uno stronzo che tiene il piede in due scarpe: promette il matrimonio a Cettina, ma si scopre che ha in realtà una seconda famiglia in Calabria (o in Puglia, o in Basilicata... da quelle parti lì).
Cettina, disperata, si consola presto con l'impresario di pompe funebri Augusto Torello e naturalmente le battute sulle pompe funebri e la prestanza fisica di torello non mancano.
Insomma alla fine si sposano pure loro chè se non c'è un matrimonio a serie mica siamo contenti!



QUARTA STAGIONE


La quarta serie è copiata paro paro dalla terza.
Guido e Maria litigano, questa volta per colpa di Maria che si innamora dell'ennesimo nuovo arrivo della Asl, tal dottor Franco Caselli di una associazione umanitaria.
Cettina e Torello, felicemente sposati, vanno a vivere comodamente nel villino di fronte a casa Martini (anche perchè se no tutti in casa ci si stava stretti).
Guido e Maria fanno pace e decidono di sposarsi ed andare a vivere nella vecchia casa della famiglia Martini.
Vogliamo perderci l'ennesimo matrimonio? ovviamente no... nonno Libero e nonna Enrica, nonostante si siano sempre odiati, si sposano in comune per motivi fiscali: a lui diagnosticano una patologia cardiaca fatale e vuole fare in modo che anche in caso di morte la sua pensione possa mantenere la famiglia Martini.
Solo che poi la storia della malattia fatale era tutta una bufala di Banfi che ha minacciato di lasciare la serie per farsi alzare il compenso.
A questo punto torna opportunamente Lele, giusto in tempo per scoprire che mentre lui faceva il figo in Australia a curare i canguri suo padre si è sposato con sua suocera, sua figlia si sta sposando con un tizio mai visto e gli altri due figli sono cresciuti tantissimo, anche se continuano ad essere inutili.


QUINTA STAGIONE

La quinta serie, altrimenti nota come "quella degli indiani" è il punto più basso mai raggiunto nella storia.
Guido-Sermonti si è trovato di meglio da fare e anche Maria non ha così voglia di lavorare a una nuova stagione... in compenso Kabir Bedi (sì, quello di Sandokan) esprime un entusiastico desiderio di partecipare.
Kabir Bedi in Sandokan
...e in un medico in famiglia
Lo sceneggiatore si trova in difficoltà: da un lato deve inserire nella trama questo indiano che evidentemente non c'entra nulla e dall'altro deve inventarsi un rimpiazzo per il medico (oppure trasformare la serie in "Un Sandokan in famiglia").
Se la cava con un tal dottor Emilio Villari, promesso sposo della nipote di un vecchio spasimante e cugino di Nonna Enrica.
Ve la ridico perchè non l'ho capita neanche io.
Il cugino di nonna Enrica (che ci provava con lei) ha una nipote e l'ha promessa in sposa a un dottore. Che quindi si trasferisce lì. Lineare no?

E poi ci sono questi indiani che aprono un ristorante davanti a casa Martini.

Guido e Maria sono in Africa a curare i bambini che stanno tanto male (Maria è ancora all'Università, ma ovviamente può prendersi un anno mentre "prepara la tesi" con il neo-sposino). Nonno Libero diventa sindaco di Poggiofiorito, così, per buttarla in caciara.
Torna anche il cugino Alberto che prima ammorba tutti con la sua infelice storia d'amore con Eloisa, poi è protagonista di una serie di scene strazianti con il padre in punto di morte che alla fine perdona nonostante lo abbia abbandonato da piccolo. Infine si fidanza con Reby, l'amica d'infanzia di Maria.
Cettina e Torello hanno un figlio, Eros (tanto per non perdere il vizio ai nomi orribili), ma subito dopo si lasciano.
Se finora la trama vi sembra slegata non vi preoccupate, non può che peggiorare.

Cettina si innamora di Kabir Bedi, quando si accorge che a lui non gliene può importare di meno si trasferisce a Pescara col figlio e inizia a lavorare per i rivali di Torello, ma tanto alla fine si riappacificano e tornano assieme.
Maria torna dall'Africa di nascosto dalla famiglia, ma ovviamente viene scoperta e deve raccontare la tragica storia della sua crisi di vocazione medica. Si mette quindi a lavorare come cameriera nel ristorante degli indiani e riesce a combinare un matrimonio tra Sarita (la figlia di Kabir) ed Emilio (l'inutile medico di questa serie).



Se non vedete l'ora (e so che sicuramente è così) di sapere come continua l'improbabile saga familiare mi spiace deludervi, ma dovrete attendere qualche giorno. Sono sicura che sopravviverete... a fatica, ma sopravviverete.

mercoledì 31 marzo 2010

CHI SE NE FREGA DELLE ELEZIONI, TANTO IL MONDO FINISCE NEL 2012



Basta, in questi giorni ho fatto indigestione di articoli di politica, di svisceramenti del perché e del percome la lega ha aumentato i propri consensi, la sinistra non si sa proporre come valida alternativa, i grillini sono degli irresponsabili che per non fare la tav ora si beccano anche il nucleare e chi più ne ha più ne metta... ho letto decine di analisi: talvolta interessanti, qualcuna sensata, altre divertenti, molte amare, ma adesso basta.

Mi sono stufata. Ho pensato adesso vado da Blockbuster e noleggio un film idiota di quelli pieni d’azione che ti impediscono di pensare alla realtà per qualche ora. Non c’era molta scelta in verità, i videonoleggi ormai sono in via d’estinzione, ma essendo io sprovvista di fox-sky-mediasetpremium o di una adsl a fibra ottica mi sono dovuta accontentare e la mia decisione è ricaduta su 2012. Filmone americano non impegnativo, ho pensato, ma neanche comico (dio sa quanto sono tristi le commedie quando sei depresso).

Purtroppo le mie speranze sono state deluse, in pieno. Non erano passati cinque minuti che già mi ritrovavo furiosamente a pensare. Per chi non ha visto il film e ha intenzione di farlo in un prossimo futuro (credo siano pochi) sappiate che da qui partono degli spoiler, anche se la trama è così esile che non perde nulla ad essere raccontata.

Vediamo un po’: è il 2009 e un oscuro scienziato indiano scopre che alcuni raggi provenienti dalle eruzioni solari stanno trasformando la terra in un gigantesco microonde, il mantello si scioglierà e le falde della crosta terrestre inizieranno a scivolare e a spostarsi causando terremoti e tsunami e la distruzione dell’umanità entro il 2012. Irrimediabilmente, non c’è modo di fermare il processo. Cosa fa lo scienziato indiano? Ovviamente lo dice a un suo amico che lo racconta al suo capo che lo riferisce al presidente degli Stati Uniti. La storia deve essere convincente perché immediatamente il Presidente lavora a un piano.

Ed è qui che si inizia a riflettere… abituati a film come deep impact e armageddon dove un pugno di valorosi eroi è pronto a donare la vita per salvare l’umanità ingenuamente pensiamo a qualche soluzione:

costruire un gigantesco scudo spaziale che protegga la terra dalle radiazioni
inviare una navicella con uno specchio gigante a deviare i malefici raggi
costruire un varco spazio-temporale per riportare l'umanità al mesozoico e ricominciare tutto da capo in un mondo migliore
trovare qualche assurda soluzione fisica nucleare per fermare il processo

e invece no. Niente di tutto questo. L’idea più furba che viene in mente agli sceneggiatori è che tutto sommato salvare un milione e mezzo di persone su sei miliardi può essere sufficiente e quindi il mondo si dà alla furibonda costruzione di moderne arche di Noè.

I politici, ovviamente, pensano per prima cosa a salvare se stessi, il presidente USA convoca un G8 dove informa i leader mondiali del suo mirabolante piano. Tutti sono d’accordo sul non informare la popolazione per non scatenare il panico (e anche, immagino, per evitare legittime rivoluzioni e guerre per rovesciare i capi di stato egoisti).
Il secondo problema è come procurarsi i soldi per costruire le navi, dal momento che nessuno sa a cosa servono veramente. L’idea è semplice e geniale: aprire un’arca ai privati, ricconi disposti a pagare un miliardo di dollari a biglietto, 400.000 tra petrolieri arabi, mafiosi russi e criminali della peggior specie. 
Naturalmente pensano anche a mettere in salvo qualche capolavoro dell’arte e coppie di animali, proprio come nel diluvio universale. 
Oltre alle arche occupate dai manufatti e dai criminali, non è chiaro come siano riempite le altre, sicuramente ci sono i capi di stato del G8 (da nessuna parte nel mondo ci sono state elezioni tra il 2009 e il 2012 risparmiando così la briga di scegliere chi salvare tra il leader avvertito nel 2009 e quello eletto nel 2012) con la loro corte. I paesi non-G8 risultano dispersi: mezza Europa, il sud america, l’oceania, l’africa e buona parte dell’asia non avranno superstiti, tranne i ricchi criminali ovviamente.

Chi possiede un biglietto non può avvertire nessuno del pericolo, né salutare i parenti, coloro che nei 3 anni disponibili tentano di farlo vengono uccisi in circostanze misteriose.
Oltre ai capi di stato e alla loro corte si salvano ovviamente i manovratori delle navi e degli aerei che trasportano in salvo i capi di stato. Non so se sono una schiera sufficiente a riempire le due arche rimanenti, di certo si sa, perché viene detto, che nessun comune mortale, nessuno cioè che non sia stato raccomandato o abbia pagato viene salvato. 
Niente premi nobel, scienziati o letterati illustri, niente ingegneri, medici, operai, falegnami, fabbri, infermieri, contadini e altre categorie professionali essenziali, niente di niente. 
Viene spontaneo chiedersi come contano di ricostruire una civiltà con politici e multimiliardari, due categorie tra le più inadatte in assoluto ai lavori manuali. Il film purtroppo non giunge a darci la risposta, ma culmina in una scena di grande drammaticità: mentre interi popoli soccombono sotto i terremoti e gli tsunami, le 4 arche si apprestano a partire, ma l’ennesima scossa ne distrugge una.

“è l’arca 3, solo privati” fa sapere un tecnico 
“perfetto, freghiamocene” pensano a bordo dell’ammiraglia, tanto ormai i loro soldi li abbiamo usati, perché mettere a rischio le altre 3 navi per salvarli? 
per fortuna interviene l’amico dello scienziato che ha scoperto tutto (lui nel frattempo è morto perché il pilota che doveva andare a prenderlo non si è presentato, avrà pensato fosse più saggio salvare la propria famiglia). Ebbene il nostro eroe pronuncia un discorso toccante sull’umanità e su quanto l’essere uomini si esplichi soprattutto nell’aiutarsi a vicenda… tutti si commuovono a queste parole e per mettere a tacere la coscienza aprono i portelloni e concedono l’ingresso… a chi?
Ma ai criminali multimiliardari di prima, ovviamente.

Nessuno versa una lacrima per i 6 miliardi di uomini, donne e bambini là fuori, la buona azione quotidiana è stata compiuta, il rimorso è placato, non vedranno morire gente sotto i loro occhi, ma moriranno lontano, quindi è irrilevante. 
Davvero l’animo umano è così gretto e meschino? Ci comporteremmo meglio se succedesse lo stesso? 
Sono domande inevitabili da porsi a questo punto, ma questo film non è fatto per incutere inutili angosce nel pubblico, la sua conclusione è gioiosa: dopo la tempesta viene il sereno e i sopravvissuti escono sul ponte, fanno amicizia, respirano aria pulita e si congratulano per essere ancora vivi. Non un pensiero, una lacrima, un rimorso per gli amici, i parenti e i miliardi di sconosciuti rimasti uccisi, non una domanda tipo “è stato giusto comportarsi così?” “si sarebbe potuto fare di meglio?”, solo un gran sollievo e un grande desiderio di ricominciare, e ricostruire tutto uguale ovviamente.

Fine, sipario, applausi.
E no, non vale.

Per gioco ho provato a inventare dei 2012 alternativi. 

VERSIONE MARXISTA: il popolo scopre che i capi di stato stanno cercando di fregarlo, organizza la rivoluzione e rovescia tutti i governi mondiali. Poi si mette al lavoro notte e giorno e costruisce una flotta di navi per salvare il proletariato. Lasciando morire i ricchi e i potenti.

VERSIONE NAZISTA: tutti i popoli inferiori vengono schiavizzati per costruire le navi. Vengono accuratamente selezionati giovani ariani sani per dare origine a un nuovo mondo perfetto.

VERSIONE LEGHISTA: è uguale, ma a costruire le navi sono gli extracomunitari pagati in nero e a meritare i biglietti sono i veri padani dal sangue puro. Per questo basterà una zattera di legno a contenerli tutti.

VERSIONE DELLA SINISTRA ITALIANA: si convoca una gigantesca assemblea, si scambiano opinioni, si pensa a come fare per salvare il mondo, poi Berlusconi si offre per finanziare la costruzione di una nave per tutta la classe politica, tutti accettano felici, ma alla fine Berlusconi prende la sua barca, la carica di parenti amici e soprattutto di belle ragazze e se ne va da solo, lasciando gli avversari con un palmo di naso.

VERSIONE AMERICANA BUONISTA: mentre tutti sono nel panico il marine americano senza macchia e senza paura parte da solo rubando uno space shuttle alla NASA e inizia a girare in orbita attorno alla terra senza alcuno scopo. Alla fine scopre che se si schiantasse in mezzo all’oceano tramite una catena di reazioni impensabili il suo gesto fermerebbe la fusione del mantello e salverebbe l’umanità. Saluta la fidanzata con abbondanza di lacrime (di lei) e retorica patriottica (di lui) e si schianta, lieto di essere ricordato come un eroe.

Ecco, questa è una versione figlia degli anni ’70, perché quando alla televisione vedi che l’uomo sta atterrando sulla luna pensi che tutto sia possibile… anche che l’essere umano sia buono e non egoista e sia pronto a sacrificarsi per salvare i suoi simili. Invece no, sono passati decenni e su Marte non siamo arrivati, non ci sono i jet pack tascabili per andare al lavoro volando e nessuno si è ancora teletrasportato. Tutto quello che abbiamo guadagnato è internet e l’i-phone.

2012 non è uno di quei film sul futuro inquietanti e riflessivi come “GATTACA” e “minority report” che pongono interrogativi morali su problemi ancora lontani. Non è neanche catastrofista e oscuro fino allo spasimo come “io sono leggenda”, che non dà scampo al pessimismo e lascia allo spettatore il sapore amaro della sconfitta.

E' ambientato nel presente ed è più che realistico. È un ritratto dei tempi, se succedesse davvero sarebbe tutto così (salvo forse per l’aprire il portellone alla fine, quello credo che non lo farebbero mai). I protagonisti sono tutti uguali accomunati nell’adorazione del denaro. Non c’è più russia e stati uniti, buoni e cattivi come in 007, non ci sono eroi, ma neanche il pessimismo che segue a questa assenza.

Ma se neanche i film permettono più di sognare come si può pretendere che lo faccia la politica? Se tutti escono dalla sala cinematografica anziché profondamente inquietati dalle implicazioni di quanto hanno visto semplicemente soddisfatti perché hanno ammirato una limousine attraversare un palazzo di vetro e poi saltare indenne su una strada squarciata dal terremoto, come si può anche solo pensare che la stessa gente si preoccupi delle implicazioni morali delle sue scelte?

Detesto dover dire banalità, ma la nostra società è improntata solo ed esclusivamente sul denaro. Mezzo e unico scopo di tutto. Se ce l’hai puoi fare quello che vuoi, se non ce l’hai il tuo obiettivo deve essere quello di ottenerne il più possibile con ogni mezzo per poter poi fare quello che vuoi. Non mi addentro su complicati giudizi di valore e proposte di cambiamento, dico che ci sembra così normale che neanche ci facciamo più caso, neanche lo mettiamo in discussione, ed è terribile.

Così come terribile mi sembra lamentarsi che in Italia la sanità pubblica funziona male e andare a partorire nelle cliniche private perché lì c’è la stanza singola e la televisione, mentre negli Stati Uniti una donna con un ictus, col solo emisfero destro funzionante dopo aver chiamato aiuto deve preoccuparsi con sforzo immane che l’ambulanza la porti in un ospedale convenzionato con la sua compagnia di assicurazione, se no perderà tutto quello che ha per pagare le esorbitanti spese mediche.(*)

Ma in fondo ogni popolo – ed ogni tempo aggiungo – ha il governo che si merita, e no, non vale solo per la democrazia...