sabato 16 dicembre 2017

Che cosa ti sei perso

Sono tante le cose che ti sei perso in questi cinque anni.



Gli smartphone. Whatsapp, i meme, i messaggi gratis, le foto stupide. Il gotha di quando eravamo liceali e aspettavamo Natale per poter mandare 100 sms al giorno con i sondaggi e le altre cazzate... quante idiozie avremmo partorito con queste potenzialità? Quanti messaggi vocali? Quante chat e contro-chat? quante foto ritoccate?

La mia prima ricetta: te l'avevo promessa e sono sicura che avresti trovato un sacco di applicazioni creative

Il racconto del mio primo lavoro e di tutti quelli successivi. E sai le risate che ci saremmo fatti con tutto quello che succede in pronto?

La mia casa di via Campana e un invito a cena a tuo rischio e pericolo (ma non ti saresti lamentato, lo so).

Un altro nipote, e il primo che ti assomiglia sempre di più man mano che cresce.

Due film dello Hobbit (a dire il vero non li ho visti neanche io e probabilmente non ci siamo persi nulla).

Animali fantastici e dove trovarli, invece, ti sarebbe piaciuto, ci scommetto. E probabilmente avresti iniziato ad imitare lo snaso o qualcos'altro di ancora più imprevedibile.

Un sacco di capodanni, nessuno dei quali trascorso in solitudine in una baita a guardare nevicare e a leggere Harry Potter come progettavamo di fare. E a proposito di progetti ripetuti e mai realizzati: non siamo mai andati a Gardaland,  nemmeno io ci sono ancora stata.

La casa in cui vivo adesso, che è mia sul serio, dove avremmo potuto organizzare serate cinema professionali con pizza e proiettore.

Il mio periodo londinese... chissà se saresti venuto a trovarmi? Chissà cosa avremmo fatto?

Un mondiale e un europeo nei quali abbiamo rimediato una magra figura e una mancata qualificazione ai prossimi mondiali... beh forse almeno su questo meglio conservare i ricordi del 2006 e del 2012.

Qualche sparuta rimpatriata con i compagni di liceo, che ormai stanno sparsi in mezzo mondo.

Un po' di feste di compleanno, in gran parte non memorabili.

Una mezza tonnellata di confidenze, spazianti per tutto l'arco dell'umano: dal comico al tragico, di quelle che ti regalavo con leggerezza sapendo che sarebbero state in buone mani

Un milione di matrimoni, qualcuno annunciato, altri più imprevedibili... e, di questo sono piuttosto certa, un sacco di ore a commentarli.
E l'ennesimo matrimonio è proprio oggi, il giorno del tuo trentesimo compleanno.
Così non ho potuto che chiedermi cosa avrei fatto in un universo alternativo, quello in cui avessi dovuto dividere questo sabato tra un matrimonio e la tua festa.
E come sarebbe stata, poi, la tua festa?
Come sarebbero stati questi anni? In tutto o in parte diversi? Cosa saresti diventato? E io? Proverei la stessa sottile sensazione di gelo ogni volta che sulle consegne brevi dell'accettazione leggo quelle tre lettere: T.A.C. tentativo anti-conservativo?
Da un po' di tempo non ti penso tutti i giorni, ho anche ripreso, rarissimamente, a sognare. Mi sono riavvicinata, con calma, alla musica. Qualcuno la chiamerebbe resilienza, qualcuno guarigione. 
A me è venuto in mente piuttosto questo disegno di Zerocalcare (che era destinato a tutt'altro, ma, come tutte le cose grandi, sta bene anche qui)


Ti voglio bene, amico mio.



sabato 26 novembre 2016

AFASIA (parte seconda)



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Laura? Cosa diamine fai ci fai qui, Laura?
Hanno rapito anche te!
Vogliono costringermi a parlare.
D'accordo, d'accordo, non so cosa volete da me, ma farò tutto quello che volete, basta che non le facciate del male, ok?
Laura, amore, cosa fai sul mio letto? vattene, tu che non sei legata, non pensare a me, scappa!
Ma come hanno fatto a prenderti? Ero andato da solo al supermercato. Il cellulare, maledetto. Lo sapevo che non dovevo salvarti “amore”.
Nome e cognome.
Sempre detto.
Poi mi hai fatto quella scenata.
”Conto così poco per te da essere un nome e cognome qualunque in rubrica?”
No, Laura, non conti così poco, darei la vita per te.
Oh, Ma perché ti ho dato retta? Perché ho reso così facile rintracciarti?
Vattene Laura, scappa, ci penso io a loro.
Perché anche tu parli strano, Laura?
Quando hai imparato questa lingua?
Perché non mi hai mai detto niente?
Sei d'accordo con loro anche tu?
Sei tu che mi hai fatto catturare?
Sei tu che gli hai detto che sarei andato al supermercato?
Sei tu che mi hai tradito?
Dimmelo, Laura, sei tu?

Eccola, ecco la prova che stavo cercando: sei lì che parli con la ragazza coi capelli corti, sei d’accordo con loro, Laura, parli la loro lingua.
Oh, Laura, perché? Perché?
Eravamo felici insieme, io ti amavo, Laura, eri tutta la mia vita, come hai potuto tradirmi così? Come ho potuto non accorgermi che tramavi nell’ombra, che ti approfittavi del mio amore?


“Ma, dottoressa, è sicura che faccio bene a stare qui? Si agita di più quando mi vede, è come se non mi riconoscesse, è rabbioso, non lo riconosco”.

”Signora, suo marito ha subito dei danni importanti con l’ictus, non siamo in grado di capire se riconosca le persone e l’ambiente che lo circondano. Essere attorniato da estranei è stressante per lui, un volto familiare non può fargli che bene. Certo, non siamo sicuri che la riconosca, però male non può fare”.

Quindi è così? Tutta la mia vita non è stata altro che una menzogna? La persona cui ho voluto in assoluto più bene, la mia Laura, era lì pronta a tradirmi. Non mi ha mai amato, lei, ha sempre finto in attesa di questo giorno.
Sei contenta Laura? Ora finalmente puoi vedermi qui, inerme, in balia di questi Mengele che mi hanno impiantato un braccio artificiale, un dispositivo di tracciamento e chissà cos’altro.
Ah, è tutto chiaro, ora: la tua scarsa propensione per i viaggi (avevi paura che scoprissi la tua vera identità?), quella volta che ti sei infuriata perché sono uscito con gli amici senza dirtelo. Avevi paura che scappassi eh? Avevi paura che vanificassi i tuoi sforzi sparendo prima che potessi portare a compimento il tuo piano!
E dimmi, Laura: la debolezza e le vertigini delle ultime settimane? Erano colpa tua anche quelle vero? Mi stavi avvelenando. Così avresti potuto costringermi ad andare dal medico passando per un moglie premurosa… eh Laura? Peccato che io i medici li odi e non mi sia lasciato convincere. Sarebbe stato un piano perfetto, il tuo. Ma no, io resistevo, io dal medico non ci volevo andare, e così sei stata costretta a farmi rapire al supermercato. Sai che ti dico? Che ti odio, Laura. Prima ti amavo, ma ora ti odio.


“Ma Lei dice che [singhiozzo]? Erano un paio di settimane che aveva queste vertigini in continuazione… Gli cadevano le cose dalle mani. Sbatteva contro le porte, come se non le vedesse. Io glielo ripetevo di continuo: Marco, non stai bene, vai dal medico, ma lui niente.
Ha sempre avuto la testa dura.
Il medico è quello che paghi perché ti dica se è il caso di prenotare la bara all’ikea, diceva sempre.
Non mi dà mai retta.
Se mi avesse dato retta, almeno [singhiozzo]”.

”Non pianga, Signora, quelle le vertigini erano già i segni del primo ictus, ma anche se quello fosse stato preso in tempo, per il suo tumore sarebbe stato comunque troppo tardi”.


”Sì, ma vederlo così è una sofferenza per tutti, e chissà per lui”.

”Purtroppo non siamo in grado di sapere che percezione ha Marco di ciò che gli sta intorno e fino a che punto sia cosciente, ma non ho mai dato segno di riconoscerla ed è ancora molto agitato. Possiamo sempre sperare in un recupero che per quanto riguarda i movimenti c’è senz’altro stato, ma sulla parola, purtroppo, gli esiti sono più variabili e solo il tempo ci potrà dire”.



Bianco.
Luce.
Mi ci sto abituando.
Sto iniziando a capire cosa mi dicono.
Vogliono sempre le stesse cose.
Stai fermo. Apri di occhi. Tira fuori la lingua.
Mi usano come una cavia. Tra poco, appena mi mostrerò più collaborativo, mi metteranno a girare su una ruota come un criceto o mi abbandoneranno in un labirinto pieno di trappole per vedere se riesco ad uscirne vivo usando questo braccio bionico.
Anche a quello mi sto abituando.
Lo muovo persino, anche se con fatica, pesa una tonnellata, sarà di titanio. Come minimo mi aspetto che premendo un bottone nascosto si trasformi in un mitra. Se solo scoprissi con quale sequenza di movimenti si attiva potrei far fuori tutti: Faccia-A-Luna, Bin Laden e la ragazza con i capelli corti per primi, poi tutte le guardie che accorrono solo quando cerco di scappare e per ultima te, Laura. Lo so che vieni di nascosto la notte, quando faccio finta di dormire. Hai paura a farti vedere di giorno ora che ti ho scoperta eh? Hai paura che cerchi di ucciderti.
Ma vedrai, poco alla volta con questo braccio mi allenerò. Scoprirò quali sono i suoi segreti e appena riuscirò a dominarlo ti ucciderò. 

Ti vedo che piangi, lo sai?

Vieni qui la notte e singhiozzi sul mio letto quando fingo di dormire.
Ti sei pentita? Ti faccio pena? È troppo tardi ormai. Dovevi pensarci prima di vendermi a questi sadici.
Ma forse non è troppo tardi, Laura, aiutami a fuggire, Laura, non piangere, non voglio ucciderti sul serio, Laura, mi hai fatto molto arrabbiare, mi hai venduto questi terroristi che fanno strani esperimenti su di me, Laura, cerca di capirmi, ti prego, non piangere. 

Ecco, sì, così. Guardami. Guardami negli occhi come se fosse la prima volta.

Ricordi?
Quando ci siamo innamorati: pioveva e non volevi bagnarti le scarpe nuove. Eri così deliziosa, con quell’aria timida, ti dondolavi su e giù sui gradini della biblioteca, cercando riparo sotto il cornicione e guardavi la piazza come se fosse un lago, una distesa invalicabile d’acqua e vento.
Eri così bella che ho rubato un ombrello al ristorante solo per poterti accompagnare per quei pochi metri.
Non l’ho fatto con cattiveria, giuro. Lo so che non avrei dovuto rubare l’ombrello ad un povero cristo che mangiava ignaro, ma non potevo lasciarti lì, capisci, e io quel giorno l’ombrello non ce l’avevo.
Ma ho capito subito subito che non potevo perderti.
L’ho capito da come eri rivestita, da come ti dondolavi sui talloni, dal tuo sguardo spaurito, da come ti mordevi il labbro guardandoti intorno alla ricerca di una via di fuga. Quando ti ho offerto l'ombrello l'ho capito dal tuo sguardo che eri quella giusta, Laura.
Guardami così.
Guardami come se ti porgessi l'ombrello in un giorno di pioggia e tu avessi paura di bagnare le scarpe nuove.
Guardami e promettimi che fuggiremo insieme, ci dimenticheremo di tutto questo. Fuggiremo lontano, dove non possano trovarci mai, ricominceremo da capo.
Ecco, lo sento di nuovo, ma questa volta non è come le altre, non è quella porcheria chimica, quel sonno che ti forza le palpebre anche quando il tuo cervello lotta per stare sveglio, questo è sonno vero.
Laura, io e te, a casa.
Io e te in una nuova casa, lontana.
C’è il mare. Si sentono voci di bambini, rumore delle onde.
Senti anche tu, Laura? Com’è bello? E tutto perfetto qui.
È un sogno.




domenica 20 novembre 2016

AFASIA (prima parte)


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L'afasia (dal greco ἀφασία mutismo) è la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio, dovuta a lesioni alle aree del cervello deputate alla sua elaborazione.

È causata da lesioni delle aree del cervello primariamente deputate all'elaborazione del linguaggio (area di Broca e area di Wernicke) o ad altre aree di connessione con diversi centri del cervello variamente implicati nella funzione. Queste aree sono collocate in genere nell'emisfero sinistro.
L'afasia di recettiva è un'afasia fluente in genere causata da una lesione corticale dell'area di Wernicke, della corteccia uditiva associativa e del lobulo parietale inferiore Comporta problemi sia nella comprensione del linguaggio sia nella produzione. La capacità di elaborare un discorso fluentemente è mantenuta; l'eloquio è parafasico e ricco di circonlocuzioni con neologismi. Il paziente non si rende conto che il suo linguaggio è incomprensibile e può manifestarsi collerico e paranoico. L'unica comprensione conservata è quando gli si ordinano movimenti che utilizzano la muscolatura assiale (es. alzati, chiudi gli occhi, girati) ma non capisce la domanda "come ti chiami?".



La negligenza spaziale unilaterale (NSU), nota anche come eminattenzione spaziale o sindrome neglect o eminegligenza spaziale unilaterale, è un disturbo della cognizione spaziale nel quale, a seguito di una lesione cerebrale, il paziente ha difficoltà ad esplorare lo spazio controlaterale alla lesione e non è consapevole degli stimoli presenti in quella porzione di spazio esterno o corporeo e dei relativi disordini funzionali. 
I pazienti con neglect sono quasi sempre completamente anosognosici, non hanno cioè consapevolezza del proprio deficit, e possono presentare emisomatoagnosia, cioè non riconoscono gli arti paretici come propri, e somatoparafrenia, cioè fantasie morbose riguardo ai propri arti paretici (es. gli sono stati impiantati mentre dormiva). 


Fonte: Wikipedia 

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Lampi di luce.
Voci incomprensibili.
Provo a muovermi, non ci riesco


Sonno.
Confusione.
Cerco di aprire gli occhi, accecati dal bianco.
All’improvviso compare una faccia sconosciuta alla mia sinistra, da dove è spuntata? Un attimo fa non c’era. Parla, ma in una lingua strana. E’ un faccione tondo, sembra amichevole.
Dove sono finito? E soprattutto come? L'ultima cosa che ricordo… Non ricordo più qual è l'ultima cosa che ricordo.
Sono uscito con i soliti, e poi?
Poi devo essere andato a dormire: mi è ripresa quella strana nausea e quelle vertigini che avevo già da qualche settimana. Mi sono messo a letto.
Possibile che sia tutto qui?
No, ricordo di essermi svegliato. Il frigo era vuoto, sono andato a fare la spesa. E poi?
E poi il vuoto.
E questo faccione tondo che parla una lingua incomprensibile.
Devo dirgli che non lo capisco. 



"Marco?"


Sa il mio nome.
Dove sono? Devo chiederglielo.


Cattura lo sguardo, allora non ha un’eminattenzione. Però è ancora afasico: "Marco, tira fuori la lingua!".
Non esegue ordini semplici.
V giornata di ricovero. Paziente vigile, disorientato, non collaborante. Non esegue ordini semplici. Emiplegia brachiale destra invariata, emiparesi crurale destra in riduzione. Mucose idratate; toni cardiaci validi, ritmici; compatibilmente con la scarsa collaborazione offerta murmure vescicolare presente ai campi anteriori; addome trattabile, apparentemente non dolorabile; non edemi declivi.

Non mi capiscono, chissà che lingua parlano. Chissà come fanno a sapere il mio nome: sono uscito senza documenti, forse mi hanno rapito. Forse sono in una base dell'Isis. Ma è troppo bianca per essere una grotta in Siria. E poi il tizio col faccione tondo non sembra arabo. E neanche la lingua che parlano assomiglia all’arabo.
Forse sono in una base russa. È ricominciata la guerra fredda e stanno usando cavie umane per qualche arma batteriologica. Forse rapiscono la gente che va al supermercato la domenica mattina: li stordiscono e li chiudono in una cella frigorifera. Questo spiegherebbe il bianco.
Ma non il caldo.
Fa caldo.
In Russia dovrebbe fare più freddo. E poi non sembra neanche russo la lingua che parlano.
Ma come fanno se mi hanno preso al supermercato a sapere il mio nome?
Forse sono su un'astronave aliena.
Spiegherebbe tutto questo bianco.
In ogni caso devo andarmene al più presto.
Anzi subito: mi alzo e me ne vado.
Accidenti quanto pesa questa gamba: la sinistra la muovo, ma la destra pesa. Devo essermela rotta, però non fa male, strano, è solo pesante come il piombo. Ma riuscirò a muovermi. Piuttosto mi trascino.
Ora scendo.
Una gamba, un braccio.


"Attenti che cade!"
"Fategli mezzo Talofen intramuscolo".



Ce l'ho quasi fatta, manca solo la gamba pesante. Ehi! Cos'è tutta questa gente? Da dove spuntano?
Prima c’era solo il tipo con la faccia tonda ora sono quattro.
Male.
Punge.
Sonno.

Chi sono questi? E perché ce l’hanno con me? Forse è la C.I.A., forse mi sorvegliavano da un pezzo. Forse sono una pedina strategica di un conflitto a me sconosciuto. Forse sono l’erede dello zar di Russia e Putin vuole restaurare la monarchia. Forse viviamo in un mondo virtuale come Matrix e io sono l’Eletto.
Sì, deve essere così, per questo mi addormentano in continuazione: hanno paura che con i miei poteri, di cui non ho ancora piena consapevolezza, possa distruggerli!
Devo fingermi più debole di quello che sono, se mi vedono forte mi addormenteranno di nuovo, invece devo stare buono e poi approfittare di un momento in cui la sorveglianza è minore e raccogliere le forze per scappare.


VI giornata di ricovero. Plurimi episodi di agitazione psicomotoria necessitanti di terapia psicoattiva. Paziente persistentemente disorientato, afasico. Emiplegia destra in miglioramento. Obiettività generale invariata.


Ecco mi sto risvegliando. Di nuovo Faccia-A-Luna.
E quell’altro chi è? Questo ha la barba.
Magari è l'Isis dopotutto.


“Ciao Marco! Mi sai dire il tuo nome? Come ti chiami? Marco? Marco? Guardami! Come ti chiami?”


Perché continuano a urlare il mio nome? Marco, Marco… Lo so che mi chiamo Marco!
Ma non capisco il resto.
”Non vi capisco! Sono Marco, cosa ci faccio qui?”


È ancora afasico, emette suoni incomprensibili, è impossibile stabilire se capisca o meno quello che gli diciamo e purtroppo per la radioterapia c’è bisogno di un minimo di collaborazione.

Ecco, è il momento: è buio, ma sono sveglio. La sorveglianza è più bassa. Faccia-A-Luna non c'è e Bin Laden neppure.
Un braccio, una gamba, l'altra gamba, ehi, questo cos'è? C'è un braccio attaccato alla mia spalla destra, ma non è il mio.
Allora è vero che è un laboratorio di ricerca su cavie umane. Mi hanno impiantato un braccio artificiale o trapiantato il braccio di qualcun altro, devo liberarmene al più presto.
Ma prima devo uscire da qui: manca così poco, un salto.


“Presto correte, il sette è caduto di nuovo!”
“Ma non è possibile. Prendete una barella, va portato subito in radiologia”.
“Ma no, così è troppo agitato: non riusciranno mai a fargli la tac in queste condizioni. Fategli un Talofen intramuscolo, io avviso il radiologo”.


Mi hanno preso di nuovo. Questo braccio mi rallenta e la gamba rotta è di intralcio. Deve essere una strategia studiata, o nel braccio bionico è inserito un sensore di movimento che li avverte dei miei spostamenti. Sì, deve essere così, non si spiega perché intervengano così rapidamente, altrimenti.
Devo essere un ostaggio importante se prendono tutte queste precauzioni.

Buio.

Questa volta oltre a Bin Laden c’è una donna: è giovane, ha i capelli corti e non ha il velo. Quindi non è l’Isis.
Magari lei parla la mia lingua. Magari l’hanno chiamata per negoziare. Magari è un’interprete.
“Ehi! Parli italiano? Mi chiamo Marco, puoi aiutarmi?”


“Ciao Marco! Riesci a guardarmi?”
Muove anche il braccio destro, gradualmente migliora, ma è ancora afasico.


Niente, anche lei parla questa strana lingua e non mi capisce. Mi chiedo cosa l’hanno chiamata a fare. Forse speravano che mi capisse, forse sa qualche altra lingua europea. Magari l’inglese.
“Hallo, I’m Marco, do you speak English?”
Magari a gesti mi capiscono meglio.
Ehi aspetta, perché riesco a muovere il braccio solo fino a qui?
Cos’è questa cosa?
Mi hanno legato!
Lo sapevo che avrei dovuto studiare meglio la fuga, ora li ho insospettiti e hanno aumentato la sorveglianza. Avrò qualcuno sempre addosso e dovrò liberarmi di queste manette, magari basta uno strappo.


"Aspetta Marco, che c’è? Stai fermo, ti fai male! Non puoi scendere dal letto".
Dobbiamo chiamare gli psichiatri, non possiamo continuare a sedarlo e contenerlo ogni volta che si sveglia.


È la prima volta che faccio caso al mio vicino. Forse perché oggi mi ha parlato. Parla Anche lui quella lingua strana.
Devo essere l’unico straniero. Chissà dove sono.
”Dai retta a me, amico, scappa tu che puoi, tu che hai due gambe che funzionano e non sei ancora legato! Scappa prima che ti impiantino un braccio bionico come hanno fatto con me”
“Aspetta, No! Perché urli? Così li allarmi. Ma sei proprio stupido, chi ti ha insegnato a scappare? Così verranno a prenderti, amico, stai sbagliando tutto!”
Oh no, sono io che sbaglio, vengono a prendere me! È in combutta con loro, li ha avvertiti, avrà spifferato che gli ho suggerito la fuga. Vatti a fidare dei compagni di cella.
”Puoi ringraziare che sia legato, stronzo, se no verrei a dirti di persona cosa penso di te, brutto infame, delatore, spia che non sei altro”.
Oh no, di nuovo una flebo: ho pochissima autonomia, devo strapparla via o tornerò nel buio per chissà quanto tempo. Forse con i denti riesco ad arrivare al tubo della flebo e staccarlo.


“Grazie, signor G. Il suo vicino è di nuovo un po’ agitato eh? Lo so, bisogna avere pazienza, fa il diavolo a quattro soprattutto la notte. Di giorno, finché c’è qualcuno che guarda, è tranquillo, ma la notte… Cosa vuole, la notte l’ospedale fa paura! "

Paura e solitudine
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... continua qui

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giovedì 18 agosto 2016

UN LIBRO PER ESAME (O QUASI) - TRIENNIO PRECLINICO

Ah, l'estate, quel momento dell'anno in cui gli Italiani sono così annoiati e odiano a tal punto il vicino di ombrellone che ci tiene ad aggiornare il mondo sulle regole dell'hockey su prato (se è maschio) o sulla figaggine di Zaytsev (se è femmina) da poter addirittura arrivare a fingere di leggere un libro per restare in pace a prendere il sole.
Le librerie e case editrici ne sono ben consce e sfruttano il momento per proporre le classifiche dei "10 migliori libri del 2016" "100 libri che tutti devono leggere una volta nella vita" "1000 libri più letti di sempre" e insomma, se ci si mette anche Gramellini a consigliare i "libri da tenere sul comodino perchè leggere sotto l'ombrellone è impossibile" posso provarmici pure io.
Sì, mi sono svegliata tardi, ma io vado in ferie a ottobre, va bene?

Sei uno studente di medicina? Ci tieni a mostrare il tuo status anche sotto l'ombrellone? Ti senti semplicemente in colpa a non studiare per due settimane tra la sessione di luglio e quella di settembre e pensi che un romanzo a tema medico sia la soluzione ideale?
Questa rubrica è fatta per te. Sfruttando l'esperienza accumulata in anni di lettura compulsiva ho selezionato in esclusiva per i lettori di TripToFun la classifica totalmente casuale e follemente disordinata Un libro per esame.

Prima di tuffarvi nella lettura premetto alcuni disclaimer: dai lontani (?) tempi della mia università il piano di studi è cambiato, alcuni esami sono stati spostati, spezzettati, riuniti in un mirabolante e gattopardesco gioco delle tre carte dove nulla cambia a parte la qualità della didattica che continua a peggiorare. Ho in ogni caso tentato di adeguarmi per quanto possibile al nuovo piano di studi.
Un libro per esame è ovviamente un'utopia, per alcuni non avevo nulla da suggerire, per altri ne avevo troppi. Così ho preso, spostato e creato quei legami tirati per i capelli tanto cari a chi ha preparato almeno una "tesina multidisciplinare" di maturità. Altrettanto ovvia la precisazione seguente: cito solo libri che ho letto e che ritengo a mio insindacabile giudizio apprezzabili, ma mi auguro che qualcuno tra i lettori ne abbia molti altri da suggerire di modo che anche io abbia di che leggere quest'estate.

Alcuni testi sono in inglese non per una mia innata tendenza allo snobismo, ma perché ogni volta che mi ritrovo nella sezione health della libreria di un paese anglofono non posso che meravigliarmi di quanti libri di vera medicina esistano in tale idioma e rammaricarmi del desolante panorama italiano fatto di opinabili manuali di medicina alternativa e diete improbabili.
Ultima premessa, poi comincio sul serio, il post sarà diviso, come da tradizione, in triennio preclinico e triennio clinico (scegliete voi se per non sovraccaricare la vostra libreria o per avere la scusa per aggiornare il blog due volte anzichè una).

PRIMO ANNO

FISICA

Esame che ho odiato come solo un giovane studente universitario proveniente dal classico può fare, non potrei consigliarvi altro che un libro che poco ha a che fare con la fisica e molto con le scienze di base in genere. I fan dell'investigatore inglese lo ameranno per la cornice e chiunque apprezzerà lo stile accattivante. Qualcuno per sbaglio potrebbe anche imparare qualcosa. Fa parte di una collana di cui altrettanto degno di nota è il capitolo "Sherlock Holmes e i misteri della logica"


BIOLOGIA
James D. Watson, DNA, Adelphi

Imprescindibile racconto della scoperta del secolo narrata dalla viva voce del suo autore. Nonostante la mole è scorrevole e accattivante a patto di avere qualche minima nozione di biologia, ma in fondo si chiama un libro per esame proprio per questo, no?
«Ben presto mi resi conto che un semplice schema di appaiamento funzionava a meraviglia: A combaciava alla perfezione con T, e G con C. Era dunque così? La molecola consisteva di due catene legate tra loro dalle interazioni fra le coppie A-T e G-C? Era talmente semplice, talmente elegante, che doveva necessariamente essere giusto».


BIOCHIMICA

Per me il corso di biochimica metabolica rimarrà indissolubilmente legato a racconti quali la scoperta dello scorbuto (nei marinai che mangiavano solo carne sotto sale) e del beri-beri (nei pulcini cinesi) o la leggenda dei vampiri, trasfigurazione nell'immaginario popolare delle porfirie, malattie tanto rare quanto affascinanti. Quindi, anche se si tratta di un libro di chimica organica e in parte tratta argomenti che di medico hanno ben poco, lo citerò comunque a proposito di questo esame, non fosse altro che per il capitolo sullo scorbuto e sulla penicillina.


BIOCHIMICA SPECIALE
Alex Boese, Elefanti in acido, Baldini e Castoldi

Sì, so che non c'entra nulla, ma mi avanzava questo esame e proprio non sapevo cosa metterci. E poi non ho mai capito che materia sia biochimica speciale, il mio professore si limitava a comparire in infradito e a biascicare cose già sentite in altri corsi, quindi penso sia, a ben vedere, il libro ideale.
Il titolo fa riferimento agli effetti delle sostanze psicotrope sui grossi mammiferi (veramente gli elefanti hanno le allucinazioni sotto LSD?), ma le fondamentali domande a cui questo libro risponde citando  esperimenti improbabili svolti con impeccabile rigore scientifico sono molteplici: perchè non ci si può fare il solletico da soli? E' possibile misurare lo stress di una popolazione sulla base del tempo intercorrente tra il verde del semaforo e l'azionamento del clacson da parte dell'autista del veicolo dietro di voi? Un po' settimana enigmistica e un po' Kazzenger, è la lettura ideale sotto l'ombrellone.


GENETICA UMANA
Guido Barbujani, Lascia stare i Santi, Einaudi

L'affascinante, avventurosa e a tratti esilarante storia di un genetista incaricato di verificare l'autenticità delle reliquie di San Luca a Padova. E poi fa un Cameo il nostro ordinario di Anatomia Giacomo Giacobini...
Mi sento in obbligo di contravvenire alle regole del post da me stessa enunciate per segnalare a puro titolo informativo Alberto Piazza "Storia e Geografia dei Geni Umani". E' pur sempre un libro scritto da un nostro professore e pubblicato da Adelphi. Ammetto a mia eterna vergogna di non averlo letto, ma per i coraggiosi che volessero lanciarsi... mandatemi una recensione!


ANATOMIA I

Quando uno scrittore inizia a frequentare un corso di anatomia dell'università di San Francisco e ritrova i diari di Gray (quello del celeberrimo testo, ovviamente, che nulla ha a che fare con la serie televisiva) il capolavoro è dietro l'angolo. Il presente si fonde sempre di più col passato costituito dalla storia di questo giovane medico con un'idea rivoluzionaria: disegnare le mappe anatomiche come quelle stradali, con le indicazioni topografiche direttamente in situ. Un libro che cattura in un modo del tutto singolare, molto diverso da altre ricerche storiche del genere. Merita lo sforzo del leggere in un'altra lingua.


ISTOLOGIA
M.Farinella H.Ros, Neurocomic, Rizzoli Lizard

Istologia, anatomia, fisiologia del neurone e storia della scoperta del potenziale d'azione, il tutto narrato in splendide rappresentazioni grafiche da Cajal, Golgi e compagnia bella. E poi cosa c'è di meglio per riprendersi dallo studio di una materia così impegnativa di un rilassante fumetto?


STORIA DELLA MEDICINA
Luciano Sterpellone, Famosi e malati, SEI
 
Il corso non esiste più (tra l'altro già ai miei tempi era parte di un corso integrato improbabile), ma da qualche parte dovevo pur citare i libri di Luciano Sterpellone pieni di curiosità sulle malattie di scrittori, attori, personaggi storici o semplicemente famosi. L'ideale per fare bella figura durante i giri visita primariali sviando domande più complesse.


SECONDO ANNO
ANATOMIA II
Asimov, Un viaggio allucinante, Mondadori

Non potevo non inserire almeno un libro di fantascienza in questa rassegna. Si tratta forse del meno scientificamente curato dell'eclettico romanziere, ma la storia è pur sempre affascinante: trattasi di salvare uno scienziato colpito da embolia cerebrale mediante l'utilizzo di una trombolisi molto particolare. Una navicella minaturizzata dotata di laser sarà iniettata nelle arterie del povero malcapitato nel tentativo di guarirlo, ma ovviamente nulla va come dovrebbe. Per i più pigri esiste il film, anzi è uno dei rarissimi casi di libro tratto dalla sceneggiatura.


FISIOLOGIA I
Damasio, L'errore di Cartesio, Adelphi

Il bello della fisiologia sono le Neuroscienze, il bello delle neuroscienze è lo studio delle basi neurobiologiche dell'etica e il bello di tutto questo è leggerle nello stile dotto, completo eppure incredibilmente accattivante di Damasio. La storia di Phineas Gage è degna del miglior romanziere di talento, non ve la cito per costringervi a leggerlo. E per i più intrepidi consiglio anche gli altri due capitoli della trilogia: Emozione e Coscienza e Alla ricerca di Spinoza. 


MICROBIOLOGIA
Morton Meyers, Happy Accidents, serendipity in modern medical breakthroughs, Arcade Publishing
 
Altra materia noiosa e fonte di poche ispirazioni letterarie, vado quindi un pelo fuori tema consigliandovi questo saggio divulgativo.
Oltre ad avere nel sottotitolo una delle migliori parole anglosassoni (serendipity non breakthroughs se ve lo steste chiedendo) racconta anche di come Koch scoprì il micobacterium tuberculosis con il microscopio giocattolo che la moglie gli regalò per il compleanno... quindi se vogliamo, tra i mille argomenti e le mille scoperte in campo medico parla addirittura di microbiologia.


IMMUNOLOGIA
Caterina Serra, Tilt, Einaudi

Questo libro a dire il vero non mi è rimasto nell'anima. E' misterioso ed inquietante (fin troppo). Immaginate di essere allergici anche all'aria che respirate. Prolungatelo per un centinaio di pagine di testimonianze... ora inspirate ed espirate lentamente e convincetevi che non potrà capitarvi mai.



INGLESE
Nick Edwards, In stitches, The highs and lows of life as an A&E doctor, The Friday Project Publishing
Benjamin Daniel, Confessions of a GP, The Friday Project Publishing

Due sguardi (in inglese, ovvio) sul sistema sanitario anglosassone con i  pregi che possono saltare all'occhio al lettore italiano e i difetti visti da chi ci lavora. Due punti di vista privilegiati, il pronto soccorso e lo studio del medico di base, sul sistema sanitario da cui l'italia ha copiato (tardi e male) e che inizia a mostrare gli inequivocabili segni di cedimento da cui possiamo ancora imparare. Il tutto condito da apprezzabile houmor inglese, of course.


STATISTICA
Mark Abrahams, I premi IgNobel, Garzanti

Anche qui collegamento tiratissimo, ma poichè non amo sprofondare in saggi di matematica applicata vi propongo una lettura più leggera sullo stile degli elefanti in acido. Ogni anno dieci fortunati ricercatori sono insigniti di questo ambìto riconoscimento per aver apportato, in modo scientificamente ineccepibile, vantaggi irrisori al genere umano attraverso progetti comici o assurdi. Questa non è altro che la loro storia, a dimostrazione che non c'è troppo da fidarsi delle cosiddette prove di efficacia... fate tesoro per il corso di EBM.



TERZO ANNO

FISIOLOGIA II
 
Riuscirete a ritrovare la strada dell'Istituto?" "Che dite?" mi rispose "Come sarebbe possibile dimenticarla? Guardate questo steccato, è così salato, così ruvido e ha un suono così pungente e stridulo!...".


METODOLOGIA CLINICA
Atul Gawande, Salvo complicazioni, Fusi Orari editore

Per questo esame c'era l'imbarazzo della scelta. Ma non si può non parlare di Gawande in una rassegna di libri sulla medicina, e tanto meno si può non citarlo quando si parla di metodo. Cito il primo, ma tutti i saggi di questo chirurgo americano di origini indiane meritano di essere letti per una migliore comprensione degli errori umani, che nel nostro come in altri mestieri si dividono in evitabili ed inevitabili, ma che sempre andrebbero analizzati e discussi e mai colpevolizzati e nascosti.


CLINICA E PATOLOGIA DEGLI ORGANI DI SENSO
Oliver Sacks, Vedere Voci, Adelphi

Neanche Sacks può mancare all'appello: si tratta senza dubbio alcuno dello scrittore più di talento tra quanti abbiano mai narrato di medicina. Se non siete medici vi innamorerete del suo modo di trattare i malati, se avete un retroterra umanistico resterete affascinati dalla sua prosa, se siete neuroscienziati ammirerete il suo rigore scientifico, se siete diventati medici per unire il fascino meccanico del corpo a quello umano delle storie lo adorerete dal primo momento. Questo sul mondo dei sordi non è forse il suo libro più riuscito, ma vi sfido a trovarne un altro inerente gli organi di senso più interessante e piacevole da leggere di Sacks.

PATOLOGIA GENERALE
Baptiste Beaulieu, La vita non è grave, Mondadori

Questo è uno di quei libri che vi consiglio con tutto il cuore. E' la rappresentazione esatta del bello e del brutto del nostro mestiere, parla di vita e di morte con l'ironia che impara presto chi deve sopravvivere al pronto soccorso. Ci sono dentro le storie personali dei medici, che spesso gareggiano in tristezza con quelle dei pazienti e avventure degli specializzandi che non sfigurerebbero in una commedia dei fratelli Cohen.
Naturalmente non c'entra nulla con la patologia generale, ma lo metto al terzo anno perchè è un libro da leggere prima del tirocinio per capire cosa vi aspetta, durante per riderne insieme e dopo per riflettere.


MEDICINA DI LABORATORIO
Claudio Coletta, Viale del Policlinico, Sellerio


Anche in questo caso legame stiracchiatissimo con la materia, diciamo pure inesistente. Ma questo giallo ambientanto nella Roma degli anni '70, in un Policlinico ancora in mano ai veri baroni, merita. Non solo è coinvolgente, ma offre anche uno sguardo illuminante su un passato recente della medicina e della sanità a favore di chi, come me, non l'ha vissuto.


FARMACOLOGIA
Daniel Pennac, La lunga notte del dottor Galvan, Feltrinelli


Pennac è uno dei miei autori preferiti di sempre, quindi come non citare questo breve, ma coinvolgente racconto di ambito medico?
Il paziente in cui si imbatte il dottor Galvan durante un delirante turno notturno è un tipo tosto: sa solo ripetere "non mi sento tanto bene" come i manichini dell'ACLS, ma riserva ben più sorprese. Altro non vi posso dire, tanto è corto e da leggere tutto d'un fiato.