sabato 16 dicembre 2017

Che cosa ti sei perso

Sono tante le cose che ti sei perso in questi cinque anni.



Gli smartphone. Whatsapp, i meme, i messaggi gratis, le foto stupide. Il gotha di quando eravamo liceali e aspettavamo Natale per poter mandare 100 sms al giorno con i sondaggi e le altre cazzate... quante idiozie avremmo partorito con queste potenzialità? Quanti messaggi vocali? Quante chat e contro-chat? quante foto ritoccate?

La mia prima ricetta: te l'avevo promessa e sono sicura che avresti trovato un sacco di applicazioni creative

Il racconto del mio primo lavoro e di tutti quelli successivi. E sai le risate che ci saremmo fatti con tutto quello che succede in pronto?

La mia casa di via Campana e un invito a cena a tuo rischio e pericolo (ma non ti saresti lamentato, lo so).

Un altro nipote, e il primo che ti assomiglia sempre di più man mano che cresce.

Due film dello Hobbit (a dire il vero non li ho visti neanche io e probabilmente non ci siamo persi nulla).

Animali fantastici e dove trovarli, invece, ti sarebbe piaciuto, ci scommetto. E probabilmente avresti iniziato ad imitare lo snaso o qualcos'altro di ancora più imprevedibile.

Un sacco di capodanni, nessuno dei quali trascorso in solitudine in una baita a guardare nevicare e a leggere Harry Potter come progettavamo di fare. E a proposito di progetti ripetuti e mai realizzati: non siamo mai andati a Gardaland,  nemmeno io ci sono ancora stata.

La casa in cui vivo adesso, che è mia sul serio, dove avremmo potuto organizzare serate cinema professionali con pizza e proiettore.

Il mio periodo londinese... chissà se saresti venuto a trovarmi? Chissà cosa avremmo fatto?

Un mondiale e un europeo nei quali abbiamo rimediato una magra figura e una mancata qualificazione ai prossimi mondiali... beh forse almeno su questo meglio conservare i ricordi del 2006 e del 2012.

Qualche sparuta rimpatriata con i compagni di liceo, che ormai stanno sparsi in mezzo mondo.

Un po' di feste di compleanno, in gran parte non memorabili.

Una mezza tonnellata di confidenze, spazianti per tutto l'arco dell'umano: dal comico al tragico, di quelle che ti regalavo con leggerezza sapendo che sarebbero state in buone mani

Un milione di matrimoni, qualcuno annunciato, altri più imprevedibili... e, di questo sono piuttosto certa, un sacco di ore a commentarli.
E l'ennesimo matrimonio è proprio oggi, il giorno del tuo trentesimo compleanno.
Così non ho potuto che chiedermi cosa avrei fatto in un universo alternativo, quello in cui avessi dovuto dividere questo sabato tra un matrimonio e la tua festa.
E come sarebbe stata, poi, la tua festa?
Come sarebbero stati questi anni? In tutto o in parte diversi? Cosa saresti diventato? E io? Proverei la stessa sottile sensazione di gelo ogni volta che sulle consegne brevi dell'accettazione leggo quelle tre lettere: T.A.C. tentativo anti-conservativo?
Da un po' di tempo non ti penso tutti i giorni, ho anche ripreso, rarissimamente, a sognare. Mi sono riavvicinata, con calma, alla musica. Qualcuno la chiamerebbe resilienza, qualcuno guarigione. 
A me è venuto in mente piuttosto questo disegno di Zerocalcare (che era destinato a tutt'altro, ma, come tutte le cose grandi, sta bene anche qui)


Ti voglio bene, amico mio.