venerdì 23 ottobre 2009

FARMACO

ho modificato una nuova canzone (Fango di Jovanotti)
per chi non conoscesse l'originale questo è il video ufficiale...
ed ecco il mio





FARMACO

Io lo so che l'omeprazolo non è il labetalolo
e così il lansoprazolo
Io lo so che l'omeprazolo non è il labetalolo

sotto un mucchio di nomi come Erlotinib
e Bortezomid, Gefitinib, Imatinib
mentre cammini per casa ripeti e intanto
leggi chiaro sulla faccia di tuo padre: "sembri un cretino"

perchè ripeti cose strane che capisci solo tu
Tacrolimus, Ondasetron, Tropisetron, Sirolimus
la tua lingua si accartoccia più del tuo pensiero
e ci metterai una vita se ripeti il libro intero

parli come un film straniero senza sottotitoli
e neanche ti ricordi l'Adalinumab,
Rituximab, Trastuzumab, Morfina ed altre cose,
sai solo dire che se troppe son pericolose

ma l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire a ricordare niente:
Metronidazolo, Ciclosporina A,
Cefotaxime, Cefepime, la Ciprofloxacina

l'Interferone Gamma, Bretilio e Triamterene
La gravidanza da Rifampicina
tuo padre ti guarda ed alza gli occhi al cielo...
io lo so, è l'omeprazolo!

RIT x2
Io lo so che l'omeprazolo non è il labetalolo
e così il lansoprazolo
e rido, e piango e impazzisco dietro a questo e all'altro farmaco

il Professore è un film straniero senza sottotitoli,
gli appunti sono stralci di monologhi:
Muscarina, Naltrexone, Pancuronio, Sotalolo,
Ketamina, Fluoxetina, Fendimetrazina

e si inventa di tutto per riuscire a ricordarli:
nomi strani, rebus, sigle... è sicuro che sbagli
conti i nomi, ne hai studiati 423
ma rimani convinto che non serva a niente

non ti ricordi nulla più del nome e di che classe è
e non basta sei sicuro per salvarti
non saprai la dose di anestetico endovena
per evitare al paziente di svegliarsi, e di alzarsi
e di iniziare a lamentarsi

ma l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire a ricordare niente,
di non riuscire a ricordare niente

una diagnosi per il dolore al petto
l'eparina per chi è costretto a letto
l'aspirinetta il warfarin per prevenire il reinfarto
ed il diazepam se vuoi sedare un matto

Rit x2
Io lo so che l'omeprazolo non è il labetalolo
e così il lansoprazolo
e rido, e piango e impazzisco dietro a questo e all'altro farmaco

giovedì 10 settembre 2009

IL TEST DI AMMISSIONE A MEDICINA


Tutti gli anni in questo periodo si aprono i test d'ingresso per le facoltà a numero chiuso e tutti gli anni, puntuale e sempre uguale, tocca vedere la carovana contro il test di medicina. Primari che sostengono che se ai loro tempi ci fosse stato il test non sarebbero mai passati (improbabile e comunque impossibile da verificare), genitori, cantanti, assessori, fattorini, panettieri, postini, tutti vogliono dire la loro su come sarebbe bello se il test non ci fosse, su come esso leda il diritto allo studio e tarpi le ali a giovani ambiziosi nati con la medicina nel cuore e il cervello al portafogli.


Quest'anno anch'io voglio aggiungere la mia opinione che si articola in tre punti:
1. IL TEST E' INDISPENSABILE
2. IL TEST E' UTILE
3. IL TEST VA BENE COSI' COM'E'.
Bella forza mi direte, io l'ho passato, come potrei essere contraria? prima di giudicare valutate ciò che dico.

1. IL TEST E' INDISPENSABILE
La ragione è molto semplice: non ci sono strutture per ospitare 3000 persone, nè professori a sufficienza. Non ci sono corsi opzionali dove la gente si disperde come a Lettere, nè le lezioni sono facoltative come a Giurisprudenza. Servono attrezzature, materiali e laboratori, per non parlare dei tirocini.

2. IL TEST E' UTILE
Vogliamo forse togliere la possibilità a tutti coloro che si sono trovati iscritti "a forza" o senza convinzione di tornare a casa e dire: "Papà, mi dispiace, sarei diventato medico tanto volentieri per ereditare il tuo studio e dar lustro al nome della nostra famiglia, ma purtroppo le domande erano davvero impossibili, non ho passato il test e mi iscrivo alla facoltà che mi pare".

3. IL TEST VA BENE COSI' COM'E'
ecco le principali critiche rivolte al test com'è concepito ora e perchè non ci sono alternative plausibili.

IL TEST NON VALUTA BENE LA PREPARAZIONE INDIVIDUALE
Due cose servono per entrare a medicina: Volontà o Preparazione.
Se hai la Preparazione (e non discuto che a volte sia una questione di ambiente più che personale) passi il test senza problemi.
La prima cosa che qualunque persona a cui parli del test di medicina dice per sostenerne l'inutilità è: "Ma no, prendi per esempio mio cugggino, c'aveva la media del 9 al liceo e non ha passato il test".... ergo (sottintendono) il test è da buttare.
NO, ergo tuo cugino se davvero vuole diventare medico ci mette un po' di Volontà, si iscrive a qualche facoltà scientifica e l'anno successivo risponde correttamente a tutte le domande di chimica, biologia e matematica ed entra lo stesso.
Sia ben chiaro che non discuto sulla preparazione del cugino in questione, conosco personalmente persone estremamente preparate che per qualche motivo hanno fallito il test. Alcuni ci hanno riprovato con successo, altri hanno lasciato perdere, in entrambi i casi nulla di tragico.

LE DOMANDE DI CULTURA GENERALE SONO ASSURDE
Seconda obiezione da manuale: "Ma a che serve sapere la data di nascita di Giuseppe Verdi per fare il medico?"
risposta: a niente, le domande di cultura generale hanno due scopi:

- in primo luogo limitare l'incidenza dei cugini di cui sopra. Se le domande fossero tutte di biologia, biochimica, anatomia e fisiologia passerebbero quasi solo coloro che hanno già frequentato un anno di università in un'altra facoltà scientifica e man mano diverrebbe una prassi, un neo-diplomato non avrebbe alcuna possibilità di superare il test al primo tentativo.

- in secondo luogo servono a valutare la preparazione effettiva del candidato. La cultura generale, così come la logica, grazie a dio, non si prepara sugli alfa-test (benchè c'è chi ci provi) e se anche sapere chi era Enrico IV non garantisce di diventare un buon medico indica però una certa propensione allo studio metodico che è indispensabile per affrontare 6 anni di medicina.

SAREBBE MEGLIO STABILIRE A FINE ANNO ACCADEMICO CHI RESTA E CHI SE NE VA
Sembrerebbe fantastico, tutti insieme per un anno di prova, ciascuno pronto a dare il meglio di sè e chi alla fine ha sostenuto più esami con la media più elevata resta, tutti gli altri a casa.
Un'idea geniale.... se non ci si riflette troppo.

- Tralascio le motivazioni logistiche di cui al punto 1

- tralascio le ipotesi peregrine su cosa possano fare coloro che hanno fallito la prova (riprovarci è escluso, preparando gli stessi esami per il secondo anno di seguito sarebbero avvantaggiati, ma come spiegargli che hanno perso un anno così, senza neanche una seconda possibilità?)

Vi chiedo, invece, uno sforzo di immedesimazione. Come sarebbe la vita per un anno accademico sapendo che il tuo vicino potrebbe fregarti il posto da un momento all'altro?
Gli passeresti gli appunti, gli spiegheresti ciò che non ha capito, studieresti con lui sapendo che è un tuo diretto concorrente? Sapendo che tutto ciò che fai per lui potrebbe aiutarlo ad arrivare ad uno di quei 300 posti relegando te al 301simo?
E dopo questa fantomatica selezione come fare amicizia con qualcuno che hai odiato per un anno perchè aveva voti migliori dei tuoi?

resta l'ultima possibilità
SI POTREBBE SELEZIONARE CON DEI COLLOQUI
Non sono contraria per principio, mi sembra una buona idea, è un metodo che utilizzano in UK ad esempio. 
Ci sono dei libri anche per quello.... ti spiegano cosa dire e cosa non dire, come vestirti, come tenere le mani, quale atteggiamento adottare e soprattutto includono la top ten delle risposte alla fatidica domanda "Perchè vuoi diventare medico?", domanda per cui non dovrebbe esistere una risposta giusta, ma a quanto pare quella che ti viene dal cuore è sempre sbagliata.

C'è solo un piccolo, insignificante problema. Considerate la situazione. Ogni anno su queste benedette 80 domande si scatenano putiferi inenarrabili: studenti accusati di copiare, funzionari accusati di passare in anticipo le domande, medici che fanno il test apposta per non passarlo e raccontarlo in televisione, domande sbagliate o risposte ambigue... tutto questo per un banalissimo, innocuo compito a crocette. Cosa si direbbe se il tutto fosse affidato all'insindacabile giudizio di una giuria di professori e psicologi? Cosa si direbbe del figlio del primario che è stato preso (raccomandato) e di quello che non è stato preso (ce l'avevano col padre e si sono vendicati sul figlio). Il solito teatrino all'italiana che sarebbe bello, almeno in questo caso, non subire.

martedì 5 maggio 2009

IL PUNTO BLU DI PSICHIATRIA E LA SELEZIONE DARWINIANA


Lasciatemi passare per ripetitiva, ma la sessione esami si avvicina e, da buona previdente, ho cercato di stampare gli statini degli esami prossimi venturi.
Sapendo come funzionano le cose nella nostra facoltà ho fatto ricorso alle superiori conoscenze degli studenti più anziani per farmi spiegare l’ubicazione del punto blu più vicino. La spiegazione è stata all’incirca:

“Entra dal passo carrabile di via Cherasco, vai a destra senza entrare nell’ospedale, nel cortile trovi le scale che portano all’aula magna di psichiatria, sali, giri a destra e prendi il primo ascensore. Premi 2 e ti porta al quarto piano, esci ti fai aprire la porta del reparto, giri a sinistra e poi a destra e sei arrivato”.

Sembra facile e infatti lo è per la media delle indicazioni dell’ospedale. Però, mentre cerco di seguire a memoria le indicazioni scavalcando cavi e altre apparecchiature abbandonate, mi viene da pensare a chi possa essere venuto in mente di situare l’unica macchinetta stampa-statini nell’arco di un paio di chilometri in un posto così assurdo. Ora non dico che avrebbero dovuto affiancarla al bancomat san Paolo all’ingresso, ma da lì al quarto piano di psichiatria ci sono delle sensate vie di mezzo; anche senza troppo sforzo di immaginazione si pensa facilmente a un milione di posti più comodi dello stretto corridoio pinzato tra due reparti psichiatrici al quarto piano di un’ala secondaria dell’ospedale.

Quindi ho pensato che ci dovesse essere un motivo ragionevole per siffatta decisione e, con un’accelerazione ideica forse ispirata dal luogo, in attesa del mio turno per stampare, sono riuscita a scovarne uno. Ebbene la mia spiegazione è la selezione darwiniana.

Pensateci, per riuscire nell’impresa di trovare il punto blu e stampare gli statini sono necessarie innumerevoli doti:
  • per prima cosa bisogna avere ottime conoscenze quali studenti degli anni precedenti o medici del reparto, con le sole indicazioni della guida dello studente è matematicamente impossibile trovare la malefica macchinetta.
  • Altrettanto indispensabile è un ottimo senso dell’orientamento (per motivi strettamente correlati all’architettura dell’ospedale di cui parleremo diffusamente più avanti è estremamente facile perdersi).
  • Non guastano una discreta prontezza di riflessi per dribblare pazienti psicotici e caposala infuriate, pazienza infinita (perché sembrerà impossibile ma c’è coda), discrete capacità informatiche (come ogni punto blu che si rispetti non funziona quasi mai).
Ne consegue che solo i migliori, quelli che posseggono tutte le caratteristiche su menzionate o quelli più fortunati che causalmente si imbattono nel punto blu, riescano a sopravvivere, a stampare gli statini e a completare la propria carriera universitaria, tutti gli altri soccombono all’impietosa legge della selezione naturale.
Sospetto che gli pneumococchi all’epoca di Fleming abbiano avuto vita più facile.