giovedì 2 aprile 2015

IL VOLO

E adesso?

Adesso che l'ultimo post ha totalizzato quarantamila visite raddoppiando da solo quelle degli ultimi sette anni?
Cosa scrivo?
Dovrei forse commentare, giustificare, spiegare, andarmi a infilare nel ginepraio della medicina difensiva per giustificare, sostenere, dibattere?

Ho ricevuto i commenti più svariati (e vi ringrazio per tutti).
Brava, ci voleva qualcuno che facesse capire che i medici sono uomini e che ci vuole umanità nella medicina.
Brava, io apprezzo sempre il cinismo.
Molto meglio di Gramellini.
Ecco perché non mi piaceva Gramellini.
Sembra scritto da Gramellini.
Ha ragione Gramellini.
Dovresti farlo leggere a Gramellini.

E invece sapete che c'è? C'è che non ho voglia di rispondere, di spiegare, di argomentare.
Le parole stanno lì, nella loro evidente ambiguità di interpretazione. Fatene cosa volete.
Oggi ricomincio da capo, con un fatto brevissimo, che da tempo volevo condividere.


Il collega che smonta dal turno di notte ci si avvicina con la faccia stanca e una storia da raccontare. "Non l'avete ancora saputo?" si stupisce, il fatto è successo da poche ore, ma in ospedale il tempo non segue le leggi del mondo di fuori.
Inizia a raccontare come chi si toglie un peso dal cuore.
Questa mattina, saranno state le sei - comincia - è arrivato un ragazzo sui trent'anni. Ieri sera era a casa con suo figlio, di circa due anni, e il figlio, coetaneo, di una coppia di amici.
Stava giocando con i bambini a lanciarli in aria e riprenderli al volo.
Lancia uno, lancia l'altro - Il nostro narratore accompagna con partecipazione le parole con gesti eloquenti al punto che vediamo nitidamente l'eccitazione di un bambino immaginario tra le sue braccia.
Lancia uno, lancia l'altro, in un turbine di piccole grida gioiose, finché uno, il figlio degli amici, gli sfugge di mano.
I cento e passa chilometri che li separano dall'ospedale pediatrico sono percorsi invano.
Rimaniamo tutti senza parole per un momento.
L'uomo funziona così, a confronti, quei maledetti neuroni a specchio non fanno altro che ricordarti tutti i giorni che chi ti trovi davanti potresti essere tu.
Brivido collettivo al solo pensiero: la telefonata all'amico, i pianti, il rimorso. Tra dieci anni, tra venti, il figlio che cresce e ti ricorda di un altro che non crescerà. Immagini che ti passano davanti agli occhi in un nanosecondo.
Poi ti rendi conto del perché, anche quando questo ti sembra un mestiere di merda, anche quando non c'è niente da fare, anche quando sei solo spettatore privilegiato dei fatti che la vita ti mette davanti, vale la pena di farlo.
Perché quando tornerai a casa stasera ti verrà voglia di abbracciare un po' più forte quelli a cui vuoi bene e per loro sarà così, senza un motivo apparente.

giovedì 26 marzo 2015

IL WEB, GRAMELLINI E IL MESTIERE DI MEDICO


Molto scalpore ha suscitato, riportano quasi tutti gli articoli che accompagnano quest'immagine, la foto scattata in un pronto soccorso californiano: mostra un medico fisicamente piegato da dolore subito dopo aver perso un paziente di diciannove anni.

Come in ogni notizia dal buonismo facile ci si è gettato a capofitto anche il nostro Gramellini, che chiosa, al termine del suo Buongiorno: "Dovrebbero farne un poster e appenderlo nelle facoltà di medicina".

No, caro Gramellini, le facoltà di medicina non hanno affatto bisogno di questo monito, e ti spiego brevemente il perché.

Quando mi sono iscritta all'università pensavo, come tutti, che quello del medico fosse il mestiere più bello del mondo, perché mi avrebbe consentito di prendermi cura del prossimo, di guarirlo da terribili malattie e nulla mi avrebbe gratificato di più che arrivare a fine giornata sapendo di aver salvato una vita.

Ora che sono un medico penso ancora che il mio sia il mestiere più bello del mondo, ma penso che sia anche uno dei meno gratificanti in assoluto.

Andate in un pub al sabato sera, prendete un campione di cento ragazzi tra i ventuno e i ventisei anni e chiedete loro quante persone, nella loro vita, hanno visto morire, con quanti malati terminali hanno parlato, quanti bambini o coetanei hanno visto soffrire.
Ora ripetete l'esperimento in un'aula del quinto anno di medicina. Forse non tutti avranno avuto un primo tirocinio come il mio, ma ogni studente di medicina, prima della laurea, si è trovato a contatto con la morte e ha sviluppato una strategia per affrontarla, per renderla tollerabile o per chiamarsene il più possibile fuori.
Qualcuno ha scoperto che proprio non ce la fa e ha trovato delle alternative, qualcuno ne fa la propria vocazione, ma, vi svelo un segreto: per nessuno è mai facile.

E quindi sì, meraviglia, il medico che si accorge di essere impotente di fronte alla malattia e alla morte si sente male, quasi come se quello sconosciuto che il caso gli ha affidato fosse un suo amico. Talvolta ce la fa a sopportare il peso, talvolta si convince che si tratti del termine di una sofferenza, talvolta si interroga per giorni su cosa avrebbe potuto fare di diverso o di migliore, talvolta soccombe. Lo fa magari in modo meno plateale del dottore californiano, a casa, sfogandosi con la famiglia o con i colleghi, può persino accadere che la sua psiche ne riporti danni permanenti (si chiama sindrome da burnout).

E quindi no, Gramellini, quella foto non va appesa nelle facoltà di medicina, va mostrata ai sessantaquattromila ragazzi che ogni anno tentano il test di ingresso (un diplomato su otto, è possibile che un diplomato su otto voglia davvero fare questo lavoro? E' possibile che sappia cosa sta facendo?).
Va mostrata a chi in pronto soccorso scalpita e protesta perché la coda già lunga è bloccata da un codice rosso e deve aspettare quattro ore per essere visitato per la sua lombalgia cronica.
Va mostrata a chi si lamenta dei medici perché dopo tre infarti, un arresto cardiaco, due mesi in rianimazione e un intervento cardiochirurgico complesso ha un piede insensibile (comune complicanza da allettamento), senza pensare che è vivo per miracolo. 
Ma soprattutto va mostrata a chi distribuisce questi volantini fuori dall'ospedale, inducendo chiunque a tentare la strada del rimborso facile (tanto è gratis, tanto qualche errore si trova, tanto paga l'assicurazione che male c'è).

Nessuno sa nulla del medico della foto, né si sa di chi sia la colpa della morte del ragazzo (se mai colpa c'è stata), eppure "il web si commuove" e "l'immagine fa il giro del mondo": nella semplicistica sfera emotiva di internet il dolore di questo medico lo assolve, così come le fotografie di autopsie di gatti condannano perpetuamente gli scienziati a truci sofferenze.

Ebbene, forse serviva una foto di così forte impatto per far comprendere che ogni medico si è sentito così, almeno nell'anima, almeno una volta nella sua carriera. Ricordatevelo la prossima volta che "Se guarisco è merito di padre Pio, se non guarisco è colpa dei medici".


giovedì 15 gennaio 2015

COSE CHE TI INSEGNA L'ESAME DI STATO



Siamo di nuovo in periodo di Esame di Stato. Questo, per i neo-laureati, significa una sola cosa: crocette.

Vi è stato un tempo in cui per giudicare se una persona fosse in grado di svolgere la professione medica la  si portava in un vero reparto, davanti ad un vero paziente e le si chiedeva di visitarlo e compilare una cartella clinica.
Questo prima che le manie di oggettività e americanizzazione prendessero il sopravvento, così, al momento, il nostro esame di abilitazione consiste di due prove con quiz a risposta multipla, da 90 domande ciascuna. Domande che vengono estratte da un archivio di circa 7000 quesiti pubblicato dal Miur con un anticipo di almeno sei mesi.

Quello che ogni neolaurato fa, quindi, è leggere e rileggere queste domande, spesso nozionistiche, spesso assurde e talvolta errate, imparando a memoria la risposta corretta.
Roba che la prima settimana ti senti a "Chi vuol esser milionario?", la seconda settimana a una partita di Trivial Pursuit particolarmente noiosa intrapresa alle quattro del mattino di un capodanno e dopo la terza settimana concepisci la risposta multipla come unico mezzo di interazione col prossimo e inizi a mandare messaggi tipo "Cosa facciamo stasera? a) mangiamo una pizza b) andiamo al cinema c) kebab veloce e poi torniamo in aula studio a fare crocette".

Sono mesi in cui ogni momento della giornata è buono per fare due quiz sul telefono o l'ipad: aspettando l'autobus alla fermata, in coda alle poste, persino sul cesso.
Sono mesi che, per fortuna, ho superato da tempo, ma mi sono sempre pentita di non aver dedicato almeno un post a un simile delirio. Quindi ora, mentre attendo di capire come poter parlare del mio lavoro senza violare il segreto professionale, vi regalo questo splendido decalogo.
NB le domande sono quelle della prima sessione 2013, ma non credo che il Miur si sia affrettato a cambiarle, spero non quelle divertenti almeno!

1) Nessuno ha la minima idea di come si scrive morbo di Crohn, Chron, Crhon, Crhonn... insomma quello lì

2) Nel dubbio sempre meglio fare un'ecografia

3) Il fumo non fa poi così male, infatti nelle domande sui fattori di rischio non è mai quella giusta


4) La birra è l'alimento più ricco di vitamine del gruppo B

5) Nel dubbio la risposta più lunga è quasi sempre quella corretta (ma spesso vale anche per quella con le scritte tra parentesi)

6) La visione del mondo degli autori delle domande è ferma agli anni '70, almeno nella definizione dei lavori

quale delle seguenti occupazioni comporta il rischio di patologia del rachide? 
A)videoterminalista 
B)guardia notturna 
C)bidello 
D)tecnico del suono   
E)operatore cinematografico

7) Fra le nozioni essenziali per poter esercitare la professione medica c'è questa

il caratteristico grisou di miniera contiene fondamentalmente 
A)silice
B)metano
C)acido cianidrico
D)acido solfidrico
E)monossido di carbonio

8) Probabilmente a scrivere le domande hanno messo un anziano videoterminalista che non sa disattivare il controllo ortografico automatico di Word, altrimenti non si spiegherebbero alcuni simpatici errori di stampa come cellule "apolidi" e "striale" per atriale, per non parlare del mio preferito... il mezzo di contrasto "maritato"

9) Ancor più probabilmente al suddetto videoterminalista alla cinquemillesima domanda copiata sono venuti alcuni deliri religiosi estrinsecatesi in:
  • sindrome di Zollinger Eleison (kyrie)
  • cellule eucaristiche
  • satanici (per sartanici)
  • l'eczema da contatto è devoto a...

10) Infine ci possiamo divertire con un simpatico giochetto: delle sei risposte a queste domande una sola è stata inventata dalla sottoscritta, sapreste indicare quale?

cos'è la tricotillomania?

A)un'esagerata attenzione all'acconciatura dei capelli

B)un comportamento tendenzialmente ossessivo-compulsivo
C)un'allucinazione somatica
D)la mania di cambiare frequentemente pettinatura
E)un'alopecia cicatriziale del cuoio capelluto
F)una malattia protozoaria

alcuni antidepressivi sono detti triciclici perchè 
A)sono utilizzati nelle forme cicliche
B)devono essere somministrati per tre cicli successivi
C)per le caratteristiche della struttura chimica
D)è stato attribuito loro un nome di fantasia
E)sono stati scoperti nel terzo ciclo dell'era psicofarmacologica
F)l'inventore è stato ispirato dal triciclo di suo figlio

la scabbia norvegese
A)si osserva solo in Norvegia e nei paesi scandinavi
B)si osserva in norvegesi o scandinavi immunodepressi
C)si osserva in norvegesi o scandinavi depressi
D)si osserva in norvegesi o scandinavi in viaggio in Sud America
E)si osserva in soggetti immunodepressi
F)si osserva in sudamericani in viaggio in Norvegia

la pubblicità personale del medico 
A)è solo possibile pubblicità indiretta
B)è solo possibile la pubblicità diretta
C)è possibile solo sui quotidiani locali
D)è possibile solo con volantinaggio
E)è possibile sia la pubblicità diretta che indiretta
F)è vietata ogni forma di pubblicità

se in un centro di terapia intensiva giungono contemporaneamente due ammalati in pericolo di vita e vi è un solo posto a disposizione, il sanitario a chi deve dare assistenza?
A)a nessuno dei due
B)affidarsi alla sorte
C)al più giovane
D)al più vecchio
E)al più attraente
F)a quello che ha maggiori probabilità di salvarsi

il codice di deontologia medica è
A)il codice è un particolare tipo di linguaggio medico specialistico
B)una branca specialistica della genetica che studia il codice del DNA
C)una raccolta di casi clinico-metodologici
D)la grafia con cui vengono scritte le ricette mediche
E)principi e regole per i medici iscritti all'albo professionale
F)una rassegna di articoli medico-scientifici

la conversione sul piano somatico dei conflitti inconsci è alla base
A)dei sintomi isterici
B)dei sintomi neuroastenici
C)delle crisi epilettiche
D)dei sintomi psicosomatici
E)di alcune conversioni religiose
F)no mi dispiace, questa è troppo bella per inventare una risposta fasulla...

e mi raccomando, ricordate sempre che

l'esercizio della medicina è fondato 
A)sul conseguimento della laurea in Medicina e Chirurgia 
B)sulla libertà e indipendenza della professione 
C)in base alla graduatoria regionale 
D)sulla idoneità e il decoro dei locali adibiti a studio medico 
E)sulla cittadinanza italiana e/o europea