domenica 21 febbraio 2016

confessioni






la signora C. ha 86 anni, le mani grandi di chi ha lavorato una vita e la voce roca e un po' incerta. Ha una famiglia numerosa, ma nessuno con cui parlare. Faceva l'infermiera a domicilio, da quando a 14 anni si è fatta insegnare a fare le iniezioni per alleviare le sofferenze della mamma con il tumore al fegato.
con quella abilità (e qualche aborto clandestino) ha arrotondato la pensione del marito quando si è ammalato di una patologia genetica neurologica degenerativa. L'ha assistito per 28 anni, allevando contemporaneamente i figli. Due sono nei campi elisi, specifica però con tristezza. Il terzo faceva il professore di disegno, ma ormai sono 30 anni che è in carrozzina anche lui e non è più capace neanche di scrivere il suo nome.
Con l'unico figlio che le rimane non ci parla, la nuora la incolpa di non averla avvertita che i nipoti si sarebbero inevitabilmente ammalati. E infatti uno dei due è "ai campi elisi" a far compagnia agli zii e l'altra è in sedia a rotelle. Ma la signora C. ha sempre un sorriso per tutti, quando le proponiamo un periodo di convalescenza in una villa fuori città, acconsente e poi ci dice piano "c'è stata mia figlia prima di morire, ma va bene così".

Il signor G. è un "grande anziano" (così chiamano i novantenni al pronto soccorso per sbolognarli con qualunque scusa alla medicina interna) e come colpa ha "alterazioni comportamentali in assenza di deterioramento cognitivo o patologia psichiatrica", tradotto in altri termini un pessimo carattere, così va a finire che qualunque discussione con la sua badante finisce a gara di frisbee con i piatti e con un successivo viaggio in ambulanza. Ma con le badanti ha sempre avuto un rapporto contrastante, a volte, se sono carine, le ama e le brama e fa proposte indecenti. Altre volte, soprattutto se rifiutano, aggiunge al frisbee la lotta libera con bastone e al pronto soccorso ci finiscono entrambi.
Non si rassegna alla perdita della moglie, che sposò durante la guerra e con la quale ha trascorso i 60 anni successivi e alla distanza dai figli che lo vogliono far interdire, che per chi è sempre stato abituato ad avere il dominio assoluto della propria casa è peggio della morte.

martedì 16 febbraio 2016

IL TEMPO CHE PASSA

Rubo all'inimitabile ZeroCalcare

Sono su internet dal 2007. Fa strano a pensarci, ma nove anni nel metro della tecnologia sono ere geologiche.
Se risaliamo di un'altra decade (al 1997 cioè) scopriamo che Google non esisteva, il motore di ricerca più popolare era Altavista, i siti internet erano circa 100.000 (entro il 2008 però saranno 160 milioni, tra cui il mio) e non esisteva neanche ancora il modem a 56 k.
Nel 2007 a casa mia l'ADSL era appena arrivata (sì, siamo sempre stati un po' tardi a recepire le novità tecnologiche), Facebook non si era diffuso e predominava MSN.
Qui lascio uno spazio lacrimuccia per chi sulla chat di MSN ha vissuto amicizie e amori, spesso finiti per via degli status personalizzati, ha ingannato gli amici stando sempre su "invisibile", ha scoperto nuovi artisti con la funzione "sta ascoltando adesso..." e nonostante tutti i WhatsApp, FaceBook Messenger e Telegram ancora sente la mancanza dell'emoticon che si spancia dal ridere battendo i piedi per terra.
Lo ridico per chi non avesse colto: nel 2007 Facebook non esisteva, o meglio, non si era ancora diffuso in Italia: quando mi ci sono iscritta, nel 2008, gli utenti italiani erano pochissimi al punto che la descrizione personale l'avevo scritta in inglese.
YouTube esisteva da appena due anni e non se lo filava nessuno.
E poi nel 2007 non esistevano gli smartphone. Il primo iPhone è del 2008 ed era cosa per ricchi, ricchissimi. Non come ora che anche alle elementari hanno almeno un Lumia o un Samsung versione sfigata.
MSN oltre alla piattaforma Chat offriva una cosa chiamata "spazi", la versione per poveri di MySpace (che a sua volta per chi non lo sapesse era una specie di Facebook ante litteram, in cui tutti i gruppi musicali avevano una loro pagina). In questi spazi si potevano caricare fotografie e scrivere cose, più o meno come un blog, ma senza dover programmare e con più gif sberluccicose e all'avanguardia (sì, nel 2007 le gif erano all'avanguardia).
Va da sè che un sito internet del 2007 ora sembri preistorico.
Poiché però ora non ho il tempo che avevo al primo anno di università, e neanche la voglia di imparare un nuovo linguaggio di programmazione o il desiderio di spendere per acquistare un pacchetto con un editor di siti moderno, ho deciso che posso farmi bastare il blog.
Questo è il motivo per cui se digitate www.triptofun.it venite reindirizzati direttamente al blog.
Il vecchio sito è ancora on-line, con la stessa grafica desueta degli esordi e lo potete raggiungere dal pulsante sotto il logo Mikipedia.
Gli scritti vagamente meritevoli sono comunque stati integrati nel blog con la data appropriata. Data preistorica, ovviamente. Tipo 2003-2005. Facevo il liceo, abbiate pietà.

martedì 15 dicembre 2015

Evidence Based Galaxy: quando la medicina incontra Star Wars


Qualora qualcuno non se ne fosse ancora accordo domani esce il nuovo capitolo di Star Wars.

Mi rifiuto di nutrire la più vaga speranza che si tratti di un capolavoro, mi aspetto al più duelli tamarri a colpi di spade laser e coltivo una flebile curiosità su un Harrison Ford sull'orlo della pensione che ha sacrificato un piede pur di tornare sul Millennim Falcon.  
L'effetto collaterale della febbre da Star Wars (almeno per chi è un fan di lunghissima data come me) è vedere i negozi insolitamente pieni di gadget, cartelloni pubblicitari enormi per strada e soprattutto la bacheca di Facebook intasata da meme, trailer e notizie sulla galassia lontana lontana.

Tutto è cominciato con un articolo scovato per caso di link in link:
Pulmonary Pathophysiology in Another Galaxy, Anesthesiology 2014. Uno studio quasi serio sulle cause dell'insufficienza respiratoria di Darth Vader (si sono presi la briga di calcolarne la frequenza respiratoria a riposo e sotto sforzo, per dire). Un'infanzia passata a tremare per quel sinistro whisss-shha per arrivare alla soglia dei trent'anni e scoprire che si tratta di una banale BiPAP.

Così mi è venuta l'insana tentazione di aprire PubMed e cercare "Star Wars" e...

...in fondo dovevo saperlo che nel mondo della scienza (medicina inclusa) i nerd abbondano.

La ricerca produce 76 risultati e ho selezionato per voi i migliori.

Ora, come i fan di Star Rats, prendete il monitor del computer, inclinatelo e allontanatelo piano piano canticchiando la sigla di Star Wars.

Nota per gli studenti di medicina e i colleghi: molti articoli non sono disponibili gratis, ma la nostra università con la lungimiranza che le è propria è spesso abbonata alle riviste in questione, se non vedete l'ora di immergervi nei full text accedete con le credenziali!

10) Su Psychiatry Research si sono chiesti non più di due mesi fa se Anakin Skywalker potesse soffrire di disturbo borderline di personalità e la risposta pare essere sì (soddisfa ben 6 dei 9 criteri del DSM).
Il full text merita: l'autore propone un audace paragone tra Anakin Skywalker e Spock di Star Trek indicando come causa comune del disturbo di personalità dei due personaggi la perdita precoce della madre, arrivando inoltre a sostenere che l'assenza di una figura paterna efficace abbia segnato il destino malvagio del giovane Anakin a differenza di quanto accaduto a Spock, protetto in questo sensodal benefico influsso del padre vulcaniano [beccati questa Obi-Wan].

9-8-7) Più genericamente Australas Psychiatry suggerisce di utilizzare i personaggi di Star Wars (ben noti agli studenti e agli specialisti e destinati ad incrementare ulteriormente la propria popolarità grazie alla nuova trilogia in arrivo) come modelli psicopatologici. ADHD, cleptomania, ansia, pedofilia... a quanto pare la galassia lontana lontana ha in comune con la nostra almeno il DSM.
La stessa idea è venuta anche ad Academic Psychiatry che aggiunge al già nutrito elenco dei disturbi psichiatrici tipici del lato oscuro il disturbo post traumatico da stress, la violenza nei confronti del partner e, ovviamente, il complesso di Edipo.
Per par condicio esiste anche un articolo gemello sul lato chiaro che è tutt'altro che immune da psicopatologia annoverando tra le sue file il disturbo ossessivo compulsivo, i disturbi psichiatrici perinatali, la schizofrenia, la pseudo-demenza, le lesioni del lobo frontale [questa sono proprio curiosa di sapere a chi l'hanno attribuita], il gioco d'azzardo patologico e l'ipocondria.

6) La psicoanalisi va a nozze con la storia della lotta padre-figlio con duplice voltafaccia di Episodio VI - Il ritorno dello Jedi. Imperdibile, in particolare, la descrizione di un duello condotto con "spade laser dall'aspetto fallico simili ad un calippo alla frutta gigante". 

5) Ma Star Wars non serve solo da modello per i pazienti psichiatrici, a quanto pare può tornare utile anche come esempio di comportamento del terapeuta nella psicoterapia di liason.

4) Finora sembra che la saga interessi principalmente gli psichiatri, ma ecco giungere la vendetta dei gastroenterologi che si lanciano in ardite metafore tra Jedi ed endoscopisti e spade laser e pinze bioptiche. Che il gastroscopio sia con voi.

3) questo potrebbe considerarsi uno spin off. Tra i mille temi trattati in Star Wars c'è quello della clonazione umana (tema a quanto pare condiviso da almeno altri 33 film negli ultimi quarant'anni). Fino a che punto l'opinione pubblica sulla clonazione è influenzata da simili film? Se siete curiosi il full text è gratuito.

E poi ci sono i geni, quelli che per rendere interessante un articolo lo scrivono come se fosse Star Wars.
Abbiamo due articoli in questa categoria


e il vincitore indiscusso, che vi traduco per intero, perchè dopo l'ematologia non potrà più essere la stessa. Altro che "Esplorando il Corpo Umano".

Quando i vasi sanguigni si lacerano, le forze della circolazione sanguigna aumentano e si modificano. Il lato oscuro di queste forze causa l'emorragia e la morte, ma il fattore di Von Wiellebrand, con l'aiuto del nostro sistema circolatorio e delle piastrine, imbriglia le stesse forze nel coagulo. La Forza e la funzione del fVW sono così interconnesse che, come i membri dell'ordine Jedi nel film Star Wars che imparano ad utilizzare "la Forza" per fare del bene, il fVW può essere considerato il cavaliere Jedi del flusso sanguigno.


E' in momenti come questi che quasi (quasi) rimpiango di aver già dato l'esame di EBM.