venerdì 24 aprile 2020

Una flebile speranza


Episodio precedente

Oggi è una giornata fantastica. Di questi tempi le aspettative necessarie a meritare l'uso di un tale aggettivo si sono alquanto abbassate, ma penso di non esagerare.
Atmosfericamente è uno splendido pomeriggio: è primavera, il sole splende in un cielo blu senza nuvole, il nitore abbagliante dell'atmosfera priva di smog rende la basilica di Superga così vicina da poterla sfiorare. Mi godo ogni momento: la preparazione a casa, la prima volta quest'anno che indosso dei vestiti primaverili, il rumore del motore della Vespa quando la accendo, il sole che accarezza la pelle, il vento sulle mani. Oggi è stata indetta una riunione di reparto che, come ogni cosa in tempo di Covid, è sui generis. Per cominciare si svolge in giardino, unico luogo aperto che possa garantire un metro di distanza tra i numerosi operatori convocati. Arriviamo alla spicciolata, spesso senza riconoscerci. "Daniela?" "Sì, tu chi sei? Ettore?" "No, sono Ferdinando". Lavoratori in divisa, siamo poco abituati a vederci nei vestiti di tutti i giorni, se a questi si aggiungono il metro di distanza regolamentare, una mascherina sul volto e gli occhiali da sole gli indizi a nostra disposizione per intuire chi ci si para davanti sono minimi. Ci salutiamo come se non ci vedessimo da secoli, anche se non può essere passato più di qualche turno. L'atmosfera è subito quella della gita scolastica, qualcuno si sdraia sul prato, qualcuno si siede su un muretto, altri iniziano a chiacchierare o a godersi il sole, nessuno ha fretta.
Nelle ultime settimane i casi di Covid sono molto diminuiti, sono stati aperti ospedali e luoghi di ricovero dedicati, in compenso sono aumentate le necessità assistenziali di altro genere (emorragie cerebrali, ictus, infarti, interventi chirurgici urgenti), tutte malattie che sembravano scomparse, travolte e portate al largo dallo Tsunami Covid. Ora, come in una lenta risacca, questi malati tornano a riva e necessitano di cure. Il nostro ospedale è un hub, ossia un centro a cui afferiscono i malati specialistici di buona parte della regione. Ho sempre trovato curiosa le denominazioni hub e spoke e mi chiedo se l'anglicismo sia stato mantenuto per evitare di chiamare "Ospedale Mozzo" un centro di secondo livello, nel timore che l'associazione mentale vada più al gergo marinaresco che a quello ciclistico.
Il nostro ospedale, però, è anche uno di quelli che ha convertito più posti letto e reparti per fare fronte all'emergenza Covid, così i lavori da fare per ritornare alla normalità sono molti. Da due giorni il reparto di medicina d'urgenza è chiuso: è in corso una sanificazione completa perchè possa riaprire domani come reparto pulito.
Ecco perchè oggi è una grande giornata, perchè tra i rami, oltre al tepore portato dal sole, filtra un barlume di speranza.
Torneremo alla normalità? No di certo. Continueremo a visitare i malati con camice impermeabile, filtrante e visor, cambiando camice tra un paziente e l'altro, continueremo a sanificare tutte le superfici una volta per turno, a fare la doccia a fine giornata, a non avere una cucina, ma riprenderemo a curare più di una malattia. Certo, quest'estate con i camici impermeabili e le maschere si morirà di caldo. Certo, l'ospedale rimane un ambiente impenetrabile e non possiamo ancora permetterci di aprire le visite ai familiari. Certo, basta un piccolo errore perchè ricominci tutto da capo e i malati di Covid tornino ad affollare le nostre corsie.
Ma oggi c'è il sole, siamo seduti in cerchio su un prato e, come non accade da mesi, possiamo di nuovo permetterci di sperare.

2 commenti:

  1. Mi sono imbattuta per caso in questo blog e senza rendermene conto mi sono trovata a leggerne buona parte, tutta d'un fiato, partendendo dall'inizio fino a queste ultime testimonianze al tempo del Covid. Leggerti è stato per me come prendere una boccata d'aria nel momento particolare di vita che sto vivendo. Sono una tua coetanea che si era iscritta a medicina diciannovenne e poi, per quei strani casi della vita, si è ritrovata ingarbugliata in uno stallo psicologico che di fatto le ha impedito di vivere una normale esistenza. Leggendo il tuo percorso, narrato con semplicità ed intelligenza, mi sono potuta immedesimare con serenità in un percorso di vita che la mia mente ha sempre in qualche modo rifiutato e ho potuto fantasticare ciò che avrebbe potuto essere. Traspare dalle tue parole una bella anima e un bella intelligenza e penso che queste siano doti che assieme alla competenza facciano un buon medico. Mi sono fatta l'idea leggendoti che tu lo sia. Se fossi diventata medico mi sarebbe piaciuto essere così come la persona che emerge da questi racconti. Grazie per quello che scrivi e per come lo scrivi. Buona vita per tutto. ��

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te per questo incontro e per avermi reso partecipe della tua storia oltre che, naturalmente, per i complimenti. Ti auguro ogni bene per il futuro,
      Michela

      Elimina